

Giovanni Maga
Cronaca
Maga (Cnr Pavia): "Potenza diminuita, ma il virus non è mutato"
PAVIA. «Sulla nuova polemica del giorno, virus debole contro virus forte, forse più costruita che reale, come spesso accade, il modo di riportare certe notizie può offuscarne il reale significato». Lo ha spiegato in un'intervista all’agenzia Agi Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia.

«Ci sono - ha sottolineato - ormai una serie di studi, tra cui quelli che hanno portato alla revisione delle linee guida dell’Oms, che indicano come la positività al tampone dopo la guarigione clinica (scomparsa dei sintomi) non correla con una uguale carica virale infettante. Di fatto sembra che dopo 9-10 giorni di decorso della malattia sia presente un basso titolo virale nelle vie respiratorie superiori. In altre parole si trova l’RNA virale, ma non tutto deriva da particelle virali pienamente funzionali (infettanti)».

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Su questa linea «si colloca - precisa Maga - lo studio condotto dal policlinico San Matteo di Pavia in collaborazione con altri centri clinici, in cui si è visto che pazienti soprattutto con carica virale bassa (e questo è un punto importante), ma rilevabile misurata per Pcr (quindi positivi al tampone) hanno un titolo virale (i.e. particelle infettanti) molto basso se non quasi nullo. Questo correla con la paucità dei sintomi che si riscontra nella popolazione dei pazienti attuali».

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Però non ci sono dati ad oggi che parallelamente indichino che questa caratteristica «sia dovuta ad un cambiamento genetico del virus. Una cosa - spiega Maga - è la capacità del virus di infettare una cellula e disseminarsi, altro è la carica virale risultante nell’organismo, che è influenzata da diversi fattori. Ad esempio, non è irragionevole supporre che in questa stagione ci sia una minore carica infettante (si tossisce di meno, si starnutisce di meno ,si sta più all’aperto, il virus resiste meno all’esterno alla temperature/umidità attuali). In questo modo chi si infetta lo fa con meno virus e il sistema immunitario controlla meglio, da cui risulta una carica virale nella persona (e quindi una capacità di infettare) minore».

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