Cronaca

Bimba di tre anni uccisa dalla madre, il dolore del papà: «È disperato»

L’avvocato dell’uomo: «Nulla lasciava presagire un epilogo così drammatico»

Tortona «È un padre disperato». Così l’avvocato Lorenzo Bianchi descrive Luigi Generale, 56 anni, ex compagno di Viktorija Timofeeva e padre della piccola Alessandra Lucia, uccisa a coltellate a poco più di tre anni nella notte tra il 22 e il 23 ottobre nell’alloggio di housing sociale di via Baluardo, a Tortona. Un dolore profondo, quello dell’uomo, che secondo il legale è sconvolto per quanto accaduto e non riesce a darsi pace per la morte della figlia.

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Generale, che vive in città ma non nello stesso alloggio in cui la bambina abitava con la madre, è assistito da Bianchi nella causa per l’affidamento della minore. L’avvocato Massimo Bianchi lo segue invece nell’unico procedimento per lesioni, per il quale nel febbraio 2025 era stata chiesta l’archiviazione.

Proprio il tema dell’affidamento era stato al centro dell’udienza in tribunale di giovedì 22 ottobre, alla vigilia della tragedia. Un passaggio che, nelle parole del legale, non aveva lasciato presagire nulla di quanto sarebbe accaduto poche ore dopo. «C’era un ordinario contraddittorio tra le parti e l’esito di un provvedimento che prevedeva l’affidamento condiviso, la riattivazione immediata degli incontri con il padre, nonché una consulenza tecnica sulle capacità genitoriali chiesta da entrambe le parti», spiega Bianchi all’Ansa.

Un’udienza anche animata, come può accadere nelle controversie familiari, ma che si era conclusa con un provvedimento destinato a riaprire la frequentazione tra padre e figlia. «Un’udienza vivace, certo, come molte altre in tante separazioni, ma chiarificatrice. Nulla avrebbe potuto portare a immaginare quanto sarebbe accaduto nella notte. Non c’erano segnali della tragedia, l’esito pareva positivo per entrambi», riferisce l’avvocato. Il giorno successivo, la piccola Alessandra Lucia è stata uccisa.

Il dramma

Per il delitto è stata arrestata la madre, Viktorija Timofeeva, trentenne di origine russa, che si trova in carcere a Vercelli. La donna, secondo quanto riferito dalla sua legale Federica Tartara, avrebbe tentato di togliersi la vita dopo aver colpito la figlia. Le sue condizioni psicofisiche non sarebbero attualmente tali da consentirle di sostenere un interrogatorio.

Restano da chiarire la dinamica dell’accaduto nella casa, le condizioni della donna nelle ore precedenti al delitto e il significato del manoscritto in lingua russa trovato nell’abitazione, non ancora tradotto. Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire il contesto della tragedia. Al momento, non è stato accertato alcun collegamento tra il provvedimento sull’affidamento e l’uccisione della bambina. l