

Cronaca
Sanità, ricerca e un polo per l’innovazione: le armi di Pavia per competere con Milano
PAVIA. Un progetto chiavi in mano, «pronto se non il primo gennaio 2021, di sicuro il primo marzo». E in un settore in cui Pavia eccelle: sanità, ricerca, innovazione.
«Farsi trovare pronti e soprattutto uniti»: era l’appello lanciato dal rettore dell’Università di Pavia, Francesco Svelto, ed è anche la ricetta uscita lunedì pomeriggio dagli Stati Generali, riuniti per la prima volta in presenza fisica e non virtuale, nel cortile delle Statue, il cuore storico dell’ateneo.
Una chiamata collettiva per risvegliare la città e mettere sul tavolo tutte le carte buone da giocare. Per restare al passo con Milano ma non nel suo cono d’ombra. Svelto ha convocato il mondo dell’impresa, della ricerca, della cultura, delle istituzioni. E due “consulenti” esterni: Giancarlo Giorgetti, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed Enrico Letta, ex presidente del Consiglio e ora preside dell’École des affaires internationales, in collegamento video da suo studio di Parigi.
«Pavia ha bisogno di una visione strategica ma soprattutto condivisa per il futuro» ha premesso il rettore tracciando poi su Google map un cerchio: Milano sta al centro ma nel raggio di 30 km, insieme al polo di Rho-Pero ex Expo e la futura città della salute di Sesto San Giovanni, c’è anche Pavia. «Perché non far nascere qui un parco dell’innovazione con un tema specifico che scegliamo? – rilancia Svelto alla platea – soluzioni eco-compatibili, efficaci e competitive sono possibili».
La fase tre, che si apre dopo l’emergenza Covid, svela spiragli inediti. «E il sistema Pavia – ha incoraggiato Giorgetti – è in grado di mettere in campo una proposta efficace per quando arriveranno i fondi dell’Europa». Magari mettendo nel progetto tre ingredienti chiave individuati da Letta: i giovani, per non farli fuggire all’estero in cerca di lavoro, l’innovazione (ad esempio con la telemedicina per potenziare la sanità in modo più capillare) e un’alleanza tra scienziati e amministratori.
Che i giovani siano in fuga l’ha ricordato con amarezza anche il presidente di Confinstria Pavia, ora in Assolombarda, Nicola De Cardenas: «Qui sono state fabbricate conoscenze che poi sono andate a produrre altrove, spesso in passato è mancata un’osmosi tra università e imprese».
Si torna sulla mappa aerea della città: in 43mila metriquadri Pavia ha un polo scientifico universitario, tre istituti di ricerca che fanno anche assistenza, un centro quasi unico al mondo, il Cnao. «Uno dei 5 nel mondo – precisa Gianluca Vago, presidente della fondazione Cnao dove si curano i tumori inoperabili con un fascio di protoni – Da questo punto di vista oso dire che Pavia può trovarsi in una posizione anche migliore di Milano che, con i suoi 7 atenei, deve sbrogliare un groviglio più fitto di relazioni con le istituzioni. Manca solo una cosa, per rendere tutto più snello per chi viene da fuori e vuole investire qui: un numero“Pavia”, uno sportello unico a cui rivolgersi per semplificare». —
