

Incidente sul kayak, il racconto choc del superstite: 'Lo yacht che ha ucciso Cristina non ci ha visti, andava veloce'
Napoli. «Cristina era seduta davanti, io dietro. Lei si è girata all’improvviso e ha visto quell’imbarcazione che si avvicinava molto velocemente». Sono parole di Vincenzo Leone, l’avvocato penalista napoletano di 33 anni che era sul kayak insieme a Cristina Frazzica. Lui, al contrario della giovane vogherese, si è salvato per miracolo. L’avvocato ha raccontato ai giornalisti alcuni particolari di una vicenda che, ovviamente, lo ha sconvolto. «Ho visto che non si fermava - continua la testimonianza – così mi sono gettato in mare e sono andato sotto per circa mezzo metro. Lo yacht mi è passato sopra, così mi sono salvato».

Il superstite della tragedia del golfo di Napoli ha poi descritto l’imbarcazione-pirata. «Aveva la fiancata alta – ha spiegato – e così non sono riuscito a scorgere chi era alla guida. E’ un dettaglio che ho riferito al pubblico ministero titolare dell’inchiesta». Non sono nemmeno sicuro che la persona alla guida si fosse accorto della nostro presenza. Cristina, la mia amica, è morta praticamente sul colpo. La nostra canoa è stata scaraventata a circa quindici metri di distanza. Poi ho recuperato il kayak e dopo alcuni minuti è passata una barca e sono stato soccorso. Cristina è morta subito, quando l’ho vista il corpo e la testa erano già sott’acqua. Era una mia amica: l’avevo conosciuta ad una festa di compleanno e avevamo amici comuni. Era a Napoli per un tirocinio che si sarebbe concluso il prossimo mese di luglio».
Addio alla ragazza che amava il cielo
La tragedia era avvenuta domenica pomeriggio in una zona del golfo di Napoli molto frequentata.


