

Corruzione e delitto di Garlasco, nove nomi al vaglio dei pm pavesi
Al setaccio i verbali degli ex legali di Andrea Sempio, sentiti sui 45mila euro
Un filone chiuso e due fronti ancora aperti. Mentre si apre una settimana cruciale per la difesa di Andrea Sempio, che dovrà depositare le contro-consulenze sull’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi chiusa alla fine di settembre, restano ancora da definire i fascicoli di indagine per l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari e quello sull’operato dei Ris che indagarono all’epoca sul delitto di Garlasco. I magistrati pavesi stanno lavorando al dossier inviato alcune settimane fa dai giudici di Brescia, che avevano archiviato la posizione dell’ex pm Mario Venditti, il magistrato che firmò la prima indagine su Sempio, alla fine del 2016, archiviata dopo tre mesi. Tra le carte ci sono anche i verbali degli interrogatori dei primi avvocati difensori di Sempio, Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi.

I soldi in contanti
Nel dossier ci sono nove nomi (quattro ex carabinieri, tre avvocati e padre e figlio Sempio) e su questi ora è concentrata l’attenzione dei pm pavesi. Nei verbali degli interrogatori gli avvocati sentiti ricostruiscono, dal loro punto di vista, il pagamento in contanti di 45mila euro da parte della famiglia Sempio. «Abbiamo ricevuto 15mila euro ciascuno, tra tutti e tre i legali – ha spiegato Lovati –. I Sempio continuavano a portare soldi senza controbattere. Io li prendevo, anche se mi sembrava anomalo». Una versione confermata anche dagli avvocati Soldani e Grassi. Ma quando i magistrati chiedono a Lovati se possa escludere che i soldi ricevuti dai colleghi siano finiti verso altre destinazioni, lui risponde: «Non lo escludo. Capisco l’ipotesi investigativa. Ma non ho alcun elemento concreto per affermarlo».
Le strane telefonate
Dopo l’archiviazione di Venditti, l’inchiesta su un possibile condizionamento di quell’indagine di nove anni fa si è spostata quindi sulla squadra della polizia giudiziaria che occupava lo stanzone al secondo piano del palazzo di giustizia. Gli accertamenti riguardano diverse anomalie, tra cui alcune telefonate fatte dal luogotenente Silvio Sapone (all’epoca capo della polizia giudiziaria) all’indagato Andrea Sempio, a gennaio 2017, prima dell’avviso di garanzia, e alcuni manoscritti misteriosi comparsi tra gli atti di indagine, tre fotografie del fascicolo scattate da Maurizio Pappalardo (all’epoca a capo del nucleo informativo dei carabinieri, poi coinvolto in un’inchiesta per peculato e stalking) nell’ufficio di Venditti. Lovati, sentito sui contatti tra Andrea Sempio e Sapone, ha spiegato: «Non ne sapevo nulla. Non conosco questo Sapone, né gli altri della polizia giudiziaria. Era effettivamente una circostanza particolare».

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L’inchiesta principale
Sul fronte dell’indagine a carico di Sempio sono invece attese questa settimana le consulenze della difesa. I genitori della vittima, invece, attraverso l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, fanno sapere che non depositeranno altri atti e non si costituiranno parte civile contro l’indagato. Questo non solo perché sono convinti della colpevolezza di Stasi, ma anche perché non possono chiedere per due volte il risarcimento per lo stesso danno avendo lo Stato, con la sentenza passata in giudicato, «già deciso». Resteranno, comunque, parte offesa nel procedimento e potranno eventualmente fare un’azione civile.


