

«Più vino sulla carta che in vigna». Alcuni produttori ora accusano
Rientrare nel Consorzio sull’onda della bufera Canneto? Il dibattito è aperto. Anche i singoli produtori, i sindaci e le associazioni agricole sono intervenuti nel dibattito. Tentata dal rientare in Consorzio è Ottavia Giorgi di Vistarino che pone, però, delle condizioni ben precise: «Il percorso per riposizionare sul mercato l’Oltrepo è tortuoso – ha detto la titolare della tenuta “Conte Vistarino” -. Il pre piano industriale affronta il problema della confusione delle denominazioni, ma ora serve chiarire se si farà un marchio di territorio, individuare i vini da promuovere, modificare le denominazioni e i disciplinari. Inoltre la zonazione è l’unica strada percorribile per contenere l’offerta di prodotto e aumentare i prezzi delle uve. Occorrono però accordi che valorizzino la filiera. Inoltre le cantine sociali, gli imbottigliatori e le piccole e medie aziende di etichetta devono svelare i loro piani sul posizionamento dei prodotti e le loro intenzioni per fermare l’eccesso di produzione».

Valeria Radici dell’azienda “Frecciarossa” ha chiesto la modifica dei disciplinari: «Dobbiamo partire dai disciplinari perché quelli attuali legalizzano la “carta”. Oggi c’è più vino sulla carta di quello in vigna – ha commentato la produttrice -. Dobbiamo essere severi e duri, con disciplinari reali e realistici».
Durissimo l’enologo (ex La Versa) Francesco Cervetti: «Non c’è valore aggiunto nè guadagno per i produttori – ha attaccato -. Da almeno vent’anni l’Oltrepo è utilizzato come un grande serbatoio di vino dagli imbottigliatori nazionali e il Consorzio di allora ha abbassato la testa e approvato il progetto per svuotare le cantine alla fine dell’anno. Ora bisogna cambiare passo, ma serve chiarezza: dai tavoli non si è ancora capito quale vino vuole produre l’Oltrepo, inoltre la Regione ci aiuti a capire su quali mercati è meglio posizionare i nostri prodotti».
Le associazioni di categoria agricole hanno chiesto attenzione ai bisogni delle aziende: «Il lavoro che è stato fatto finora è importante – ha sottolineato il presidente di Cia Pavia, Davide Calvi -. Ora siamo vicini ad un punto di non ritorno territoriale, perché non siamo mai stati così divisi. Noi siamo a fianco delle aziende, che sono sempre più vessate da una burocrazia inutile».

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Per il presidente di Coldiretti Pavia, Stefano Greppi «fare qualità è importante, ma ha anche costi notevoli, quindi non dobbiamo dimenticarci di pensare alle redditività delle aziende». Il presidente di Confagricoltura Pavia, Giuseppe Cavagna di Gualdana, ha ribadito che «il Consorzio è l’unico strumento per consolidare la presenza sul territorio. L’alta qualità dei prodotti deve essere trainante per tutto il settore».
Il sindaco di Fortunago, Pierachille Lanfranchi, infine, ha chiesto un incontro tra la Regione e tutti i sindaci oltrepadani: «Dobbiamo farci carico dei nostri territori – ha dichiarato – dove ci sono sempre più vigneti e terreni abbandonati, c’è il rischio spopolamento e sono destinati al degrado».

