Cronaca

Truffa del vino, il Consorzio parte civile: «Chiederemo i danni per i fatti di Canneto»

Oliviero Maggi

L’annuncio a Riccagioia durante l’incontro con l’assessore regionale Rolfi. Appello all’unità, le aziende del Distretto e Club del Buttafuoco dicono «sì»

TORRAZZA COSTE. Il Consorzio tutela vini Oltrepo Pavese si costituirà parte civile nel processo contro i responsabili dello scandalo che ha coinvolto la cantina sociale di Canneto Pavese ed è pronto anche a chiedere il risarcimento danni. La decisione è stata presa lunedì, durante una riunione straordinaria e urgente del Cda, ed è stata annunciata dal presidente Luigi Gatti nel corso dell’incontro, che si è svolto nel pomeriggio al centro Riccagioia con l’assessore regionale Fabio Rolfi, proprio per fare il punto sulle strategie di rilancio del territorio. Durante l’incontro è stato lanciato anche l’ultimo appello alle aziende perché rientrino nel Consorzio, in modo da avere un soggetto autorevole e forte per affrontare questa nuova crisi.

L’INCONTRO

In una sala di Riccagioia gremita di persone, erano presenti, oltre a Rolfi e Gatti, il presidente e il direttore di Ersaf, Alessandro Pellone e Massimo Ornaghi, il presidente del Distretto del vino Fabiano Giorgi, presidente e direttore del Buttafuoco storico, Marco Maggi e Armando Colombi, il presidente della Camera di Commercio Franco Bosi, l’eurodeputato Angelo Ciocca, il senatore Gianmarco Centinaio e la deputata Elena Lucchini, i consiglieri regionali Ruggero Invernizzi, Roberto Mura e Simone Verni, il presidente di Terre d’Oltrepo Andrea Giorgi, il presidente di Torrevilla Massimo Barbieri, le associazioni agricole, il presidente della Fondazione Bussolera-Branca, Fabio Pierotti Cei, tanti sindaci del territorio, tra cui Stradella, Broni, Canneto Pavese, Pietra de’ Giorgi, Volpara e Fortunago e tanti produttori.

PARTE CIVILE

«Il Consorzio si considera parte lesa e ha deciso di costituirsi parte civile nel processo sui gravi fatti di Canneto Pavese – ha detto Gatti -. Inoltre, considerato il danno di immagine per la filiera vitivinicola, abbiamo deciso di chiedere un risarcimento in misura da definire del danno creato, che sarà a carico dei responsabili delle azioni che hanno compromesso l’immagine del territorio e l’attività di promozione che il Consorzio sta portando avanti. Da qui si prosegue ancora più dritti sulla strada della qualità e della serietà, per promuovere con regole e rappresentatività corrette ed equilibrate, un mondo del vino che non ha eguali e non merita di essere così bistrattato».

APPELLO ALLE AZIENDE

Gatti ha poi auspicato il ritorno delle aziende nel Consorzio: «Manca un ultimo passo, ma dobbiamo farlo tutti insieme – ha aggiunto -. I fatti accaduti devono accelerare questo processo». Un appello raccolto dal presidente del Distretto, Giorgi: «In questo anno e mezzo sono stati fatti passi avanti e spero che, come ho fatto io, anche altre aziende rientrino nel Consorzio – ha affermato Giorgi -. Bene la riforma del Cda e del voto ma serve che i produttori siano convinti del progetto. Siamo sulla strada giusta, ma sarebbe bello percorrerla tutti insieme».

BUTTAFUOCO STORICO

Anche il Club del Buttafuoco storico, socio del Consorzio dallo scorso anno, spinge per la ricomposizione della scissione: «Abbiamo deciso di entrare e fare squadra nonostante la nostra Doc non sia riconosciuta – ha spiegato il presidente Marco Maggi -. Potevamo stare fuori, ma abbiamo bisogno del territorio e delle aziende che credono nella qualità e nella trasparenza. Chi non è oggi nel Consorzio pensi che tutti insieme possiamo correre più forte».

Il direttore del Consorzio, Carlo Veronese, ha sottolineato la necessità di «decidere qual è il prodotto bandiera del territorio, che ci differenzia dagli altri e promuovere quello. L’Oltrepo ha una qualità che non ha eguali, ma è pressochè sconosciuta». Nei loro interventi il presidente della Camera di Commercio Bosi e il consigliere regionale Invernizzi hanno sottolineato la necessità di «una linea unica che superi le divisioni e una squadra forte in grado di operare». Mentre la cantina Terre d’Oltrepo si è detta pronta a collaborare: «Il problema va affrontato in modo serio spazzando via tutte quelle persone che fanno il male dell’Oltrepo – ha detto il vicepresidente Marco Forlino -. Non abbiamo paura a denunciare le cose che non vanno e siamo pronti a dialogare con quelli che vogliono agire concretamente».

L’EX MINISTRO

Duro l’intervento dell’ex ministro Centinaio: «Purtroppo ancora oggi non tutto l’Oltrepo vuole parlare di qualità – ha affermato l’esponente leghista -. Se continuiamo a mettere la testa sotto la sabbia tra qualche anno scoppierà un altro scandalo, mentre tutto il territorio dovrebbe costituirsi parte civile contro chi lo sta distruggendo. Basta fornire le uve a certe persone».

Per l’assessore Rolfi questo è l’ultimo treno su cui l’Oltrepo può salire: «Attendiamo di vedere nel Consorzio tante aziende che ora sono fuori – ha detto al termine dell’incontro -. In un momento come questo sarebbe la migliore reazione di fiducia e responsabilità per l’Oltrepo che si ritrova in un luogo di confronto dove costruire nuove politiche di sviluppo». Ora Consorzio e Regione vogliono stringere i tempi e convocare entro un mese l’assemblea dei soci, dove, si spera, saranno già arrivate nuove adesioni: «È prevedibile pensare che dopo la riunione le aziende non socie presenti manifestino l’esigenza di rientrare – ha concluso Gatti -. A questo punto sarà necessaria convocare un’assemblea che le comprenda tutte, per la ridefinizione della governance». —


Oliviero Maggi