

Cronaca
Nuovi testimoni nel processo Stasi
GARLASCO. Le perizie potrebbero non bastare. Gli avvocati chiederanno anche di interrogare nuovi testimoni nel processo d’appello bis per il delitto di Garlasco che ricomincerà domani a Milano contro Alberto Stasi, 31 anni, accusato di avere ucciso la fidanzata 26enne Chiara Poggi il 13 agosto 2007. E’ la quinta udienza, la prima dopo la pausa estiva. Sicuramente la parte civile farà istanza per ascoltare un teste, poi sarà la Corte a decidere se accoglierla. L’avvocato Gianluigi Tizzoni, che rappresenta la famiglia della vittima, si limita a dire che l’argomento «sarà la bici nera», elemento trascurato nei primi due processi conclusi con l’assoluzione di Stasi, ma ora al centro del confronto tra le parti.
LA TIMELINE: SETTE ANNI IN ATTESA DELLA VERITA'
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Il legale dei Poggi punta molto su una relazione, presentata nei mesi scorsi dalla stessa parte civile, secondo cui Alberto Stasi avrebbe scambiato i pedali della sua bici nera e li avrebbe montati su una bordeaux per sviare i sospetti dopo aver sentito che una testimone avrebbe visto una bicicletta nera da donna appoggiata al muro di villa Poggi la mattina del delitto. Lo scambio dei pedali sarebbe avvenuto, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, per evitare che venissero scoperte eventuali tracce di materiale organico appartenente a Chiara sulla bici nera che, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe stata usata dall’assassino.

Gli avvocati dei Poggi, Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno consultato costruttori di biciclette a sostegno della loro tesi ed esperti di meccanica e tipologia di bici sono stati sentiti quest’estate anche dal procuratore generale Laura Barbaini. Non sarebbe quindi una sorpresa se domani, nell’udienza dedicata all’audizione dei periti, si affacciassero anche le richieste di sentire altri testi sulla bici nera anche da parte della procura. Oltre agli esperti di modelli di biciclette, potrebbero essere chiamate a deporre nelle udienze successive Franca Bermani e Manuela Travain, le due vicine di casa che hanno visto la bici nera accostata al muro dell’abitazione dei Poggi. Ma nelle investigazioni condotte nei mesi scorsi dalla procura generale hanno trovato spazio anche la convocazione dell’amico di Alberto Stasi per ricostruire movimenti e comunicazioni telefoniche nel periodo immediatamente precedente e successivo al delitto. Poi sono stati sentiti i collaboratori nell’attività di autoricambi della famiglia Stasi.

Dna di due uomini sotto le unghie di Chiara: "Non si può escludere che ci sia anche quello di Alberto"
Un’indagine a tutto campo che potrebbe tradursi nella richiesta di acquisire le testimonianze anche in aula, davanti ai giudici della Corte d’assise d’appello. Ma domani la parola sarà data ai periti. Presenteranno ai giudici e alle parti le conclusioni sugli accertamenti chiesti dalla Corte. L’ analisi sul capello castano chiaro trovato nella mano sinistra di Chiara non avrebbe dato risultati perchè il materiale era troppo esiguo. L’esame del materiale trovato sotto due unghie della vittima avrebbe invece consentito di isolare Dna maschile, ma anche in questo caso la quantità e la qualità del reperto non ha permesso di stabilire con certezza se il Dna possa essere attribuito a Stasi.
Il confronto processuale sarà invece centrato sulla ricostruzione al computer della camminata di Alberto Stasi all’interno di villa Poggi, quando scoprì il corpo senza vita di Chiara riverso sulle scale della cantina. «Gli esiti di questa perizia sono per noi confortanti – afferma l’avvocato Tizzoni –perchè è emerso ciò che noi diciamo da anni». Cioè che Stasi non avrebbe potuto evitare di sporcarsi le scarpe di sangue camminando sul pavimento nella villa del delitto e scendendo i primi gradini della scala. La difesa di Alberto, attraverso l’avvocato Fabio Giarda, ieri ha detto di «non avere dichiarazioni da fare in questo momento». Ma i legali di Alberto hanno già annunciato che risponderanno in aula alle accuse.

