

Il mistero del moscato: dalle indagini spunta anche un furto di vino alla Cantina di Canneto
PAVIA. Dalle carte dell’accusa spunta anche un furto di vino ai danni della cantina di Canneto Pavese. Due cisterne di Moscato che sarebbero state trafugate da uno degli indagati e rivenduto in nero a un’altra azienda dell’Oltrepo. Gli investigatori hanno documentato, attraverso telecamere nascoste e intercettazioni, due episodi, che sarebbero avvenuti a distanza di pochi giorni l’uno dall’altra, in una settimana di settembre del 2018. Si indaga per furto e ricettazione.
Nella vicenda risulta coinvolto l’enologo Massimo Caprioli (agli arresti domiciliari insieme ad altri quattro indagati per associazione a delinquere finalizzata alla frode commerciale) e altre tre persone, due intermediari e il titolare di un’altra cantina dell’Oltrepo. Gli investigatori, da quanto si è saputo, starebbero anche verificando la posizione di un autotrasportatore.

«Un moscato magico»
Il dettaglio emerge da una informativa degli investigatori, che avevano piazzato telecamere davanti alla cantina di Canneto per controllare i camion in ingresso e uscita. I sospetti di un furto di vino erano però già emersi da alcune intercettazioni telefoniche. In una, del 22 settembre del 2018, Caprioli chiama un mediatore proponendogli «di fare una cosina» con circa 150 o 200 ettolitri «di moscato magico».

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Lo stesso giorno, in un’altra telefonata, l’interlocutore di Caprioli dice di avere sentito una persona disposta a pagare quel vino come “supero del Piemonte”, cioè come vino declassato per sforamento dei limiti imposti dai disciplinari. I due al telefono si accordano per un campione, da consegnare a un’altra persona, che dovrà conservarlo in frigorifero. Il campione viene consegnato e il giorno dopo, secondo quanto registrano gli inquirenti, si organizza già il trasporto «per 250 quintali».
I timori
Dalla telefonata con il trasportatore emerge la preoccupazione per la delicatezza della faccenda: il trasporto va fatto in tempi precisi, quella stessa domenica. «O si riempie oggi, e domattina verso le sei o sette te ne vai, oppure niente – dice Caprioli al trasportatore –. Perché oggi ci sono io, ma domani c’è mezzo mondo». L’accordo, sempre da quanto risulta dalle carte, è quello di caricare «una cisterna da 130 quintali e il cisternino da 120 presente sul camion». La sera stessa il camion è caricato.

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Il profitto
Gli inquirenti, attraverso alcuni sms che gli indagati si scambiano tra loro, ipotizzano anche il guadagno ottenuto dalla vendita in nero: circa 13.700 euro, che sarebbero stati spartiti a metà tra l’enologo e un intermediario. Ma non sarebbe stato l’unico episodio. Il 28 settembre, pochi giorni dopo, altre conversazioni telefoniche spingono gli inquirenti a sostenere che si stia organizzando un altro trasporto illecito. Stavolta l’operazione riguarda «un vino rosso», dalla tipologia non definita. L’accordo è di fare il trasporto senza perdere tempo. Il giorno dopo una delle telecamere installate dagli investigatori davanti al cancello della cantina filmano l’ingresso di una cisterna e poi l’uscita. Questo consente di recuperare la targa del veicolo e di risalire al trasportatore, ma anche di mettere a confronto quegli spostamenti con le telefonate e i messaggi che i protagonisti della vicenda si scambiano tra loro.
La difesa
Per gli avvocati di alcuni indagati, la presunta sottrazione di vino spiegherebbe almeno in parte l’ammanco che era stato registrato in cantina. L’avvocato dell’enologo Caprioli, Debora Rinaudo, non commenta l’ulteriore episodio emerso dalle carte. «Stiamo preparando una memoria difensiva che depositeremo a breve», si limita a dire. —

