

Emanuela Longa, medica della nazionale, premiata con l’oro a Parigi
parigi 2024
Dietro l’oro del volley a Parigi 2024 c’è un po’ di Pavia: Emanuela Longa è il medico del team
Olimpiadi. Nata a Broni, 42 anni: «Sono una ex pallavolista, sognavo da sempre questo momento. Velasco? Non ci nascondiamo niente»
Nella storica medaglia d’oro ai Giochi di Parigi della squadra di pallavolo femminile c’è anche Pavia, con Emanuela Longa, nata a Broni, classe 1982, medica e del team azzurro sul tetto del mondo. Il ct Julio Velasco al suo arrivo in nazionale chiese espressamente che nel suo staff due incarichi fossero ricoperti da donne: medico e fisioterapista. Uno fu assegnato a lei.
E da domani la dottoressa bronese continuerà il suo impegno con le azzurre nella nazionale di sitting volley che si è qualificata alle Paralimpiadi.
Dottoressa Longa, l’abbiamo vista saltare sul palco con Velasco e la squadra. Un momento di immensa felicità, perché è un sogno che si realizza.
«Ho iniziato a giocare a pallavolo a 14 anni col sogno delle Olimpiadi chiuso nel cassetto a doppia mandata. Ho voluto specializzarmi in Medicina dello sport col sogno di vincere l’oro ai Giochi Olimpici e ora che ci sono riuscita sono commossa e contenta. Credo di aver coronato il sogno della vita di ogni medico dello sport».

L’abbraccio di Emanuela Longa con Julio Velasco e lo staff azzurro al termine della finale vinta con gli Usa
A chi dedica il trionfo?
«A mio marito Filippo, a mio figlio Francesco di 8 anni e a mia figlia Elena di 10 mesi. Senza il loro supporto, come dei nostri genitori e, ci tengo a sottolinearlo, della nostra tata, non sarei riuscita ad arrivare qui. Ho sentito mio figlio al telefono: è stato commovente».
Come è nata questa avventura?
«Velasco cercava un medico per seguire la squadra azzurra. Hanno indicato il mio nome e mi hanno chiamato lui e il responsabile sanitario. Lunedì 8 aprile sono entrata a far parte dello staff. Non sapevamo come sarebbe terminata, ovviamente, ma solo ora sappiamo che questa è una bellissima storia che ci accompagnerà per sempre».
Il gruppo è stata l’arma vincente?
«Tutte e 28 le ragazze che l’8 aprile sono state convocate in azzurro hanno lavorato benissimo e in costante armonia, dando sempre il massimo. Non ci sono segreti, sia loro che noi dello staff abbiamo lavorato tanto e bene. Questo oro è il coronamento di un lavoro collettivo, questa medaglia è quello che avevamo in mente dal primo giorno».
Il suo rapporto con Julio Velasco?
«Sempre diretto. Non ci siamo mai nascosti niente. Un piacere lavorare insieme a lui».
Un rimpianto?
«Che in squadra non ci fosse la pavese Alice Degradi, anche se l’abbiamo portata con noi a Parigi sino al podio olimpico, nonostante non abbia potuto giocare per un infortunio. Insieme io e lei formavamo il Team Pavia. A volte il destino si mette di traverso, ma ha grandissime qualità e sono sicura che tornerà più forte di prima». —
