Paris 2024 Olympics - Athletics - Women's 10,000m Final - Stade de France, Saint-Denis, France - August 09, 2024. Nadia Battocletti of Italy celebrates with her national flag after winning silver REUTERS/Aleksandra Szmigiel
Paris 2024 Olympics - Athletics - Women's 10,000m Final - Stade de France, Saint-Denis, France - August 09, 2024. Nadia Battocletti of Italy celebrates with her national flag after winning silver REUTERS/Aleksandra Szmigiel
il personaggio

Nadia Battocletti, un capolavoro d'argento nei 10 mila metri: “Alla fine pattinavo”

GIULIA ZONCA

Più forte del dolore al tendine: battuta solo dalla keniana Chebet

INVIATA A PARIGI. Pare quasi che Nadia Battocletti non abbia smesso di correre. Sale sul podio dei 10.000 metri con un argento che, al solito, sbalordisce chiunque tranne lei.

È rimasta appesa a un bronzo nei 5.000 metri, accarezzato, toccato e salutato nel giro di due ore, senza mai vantare alcuna pretesa. Neanche un lamento e ora, per non avere dubbi, sale sul podio di prepotenza. Con i pugni e gli occhi chiusi e un urlo che sembra non potere uscire da tanta grazia. Per giunta dopo un problema nel riscaldamento che l’ha bloccata: «Appena arrivata al campo ho sentito il male al tendine, minuti tesissimi. Il fisioterapista e osteopata Carlito mi ha trattata, poi papà ha detto: fermiamoci, io sono contento così». Lei no.

L’azzurra si è ripresentata alla partenza della gara che dice di avere meno nelle gambe e le ha fatte girare, salire di ritmo, frullare con l’eleganza che lei riesce a mettere in pista pure quando pesta come una dannata. La sua progressione è commovente: emoziona, trascina, soprattutto perché crede a sogni apparentemente impossibili e li mette direttamente nel motore. Glieli vede scorrere addosso: «Non è stato semplice. Non ero sicura, in gara sentivo il tape messo a tamponare il malessere che si scioglieva, me lo sono ritrovato sulle scarpe. Alla fine pattinavo». Sarà stato quello che l’ha fatta volare, ma è più semplice che sia merito di una determinazione da agonista nata, abbinata a un gesto tecnico in costante miglioramento. Quella falcata killer che ti incanta e poi diventa vortice.

Migliora il suo record italiano di otto secondi e lo porta a 30’43”35. Battuta soltanto dalla primatista del mondo Chebet (Kenya, 30’43”25). Battocletti prova ad aggredire pure lei dopo essersi messa dietro l’olandese Hassan (30’44”12), con il secondo podio e decisa all’en plein da folle con la maratona che chiude l’atletica nell’ultimo giorno di Olimpiade.

La tattica di questa ragazza senza limiti può suonare spericolata, «invece è la scelta giusta attaccarsi a quelle veloci e poi ho sentito il tifo di tutti gli italiani. Mi hanno sollevata. La vittoria? No, non ci ho pensato mi sono detta “occhi il più aperti possibili e orecchie spalancate” dritta che questa occasione la si prende». Battocletti amplifica i sensi, pure se il dolore morde: «Volevo solo arrivare, ho spremuto tutto», quasi per risparmiarsi dell’agonia sulla via del podio.

È venuta qui dicendo che voleva divertirsi, con il piano del raddoppio su cui tanti italiani, di tutti gli sport, inciampano spesso. Si era immaginata un 5.000 da cui uscire con risultati importanti e tutti noi a guardare le classifiche, i nomi, l’Africa del mezzofondo. Le stesse atlete ripetute in ogni pronostico dove l’azzurra compariva come piazzata di lusso, si è fatta conoscere, ha uno stile inconfondibile, solo che la strada per le medaglie pareva bloccata. Ha visto uno spiraglio nei 5.000, le è sfuggito e non ha sprecato un secondo a far calare l’adrenalina. È rientrata al Villaggio, ha smaltito la fatica e si è rimessa in testa la stessa fissazione. Solo molto più esaltante di prima.

Essere andata vicinissima alla medaglia olimpica le ha dato la carica che avrebbe tolto ad altri, ha capitalizzato le energie: «Mi hanno ripetuto che le Olimpiadi erano difficili, a me piacciono le cose difficili. Sto ancora in fibrillazione, gli ultimi 100 metri sono stati allucinanti. Vado a prenderle». Poi l’urlo. Aggressiva e raffinata, nella voce e nella corsa che non ha intenzione di interrompere neanche stavolta. —