Il produttore stradellino Matteo Maggi
Il produttore stradellino Matteo Maggi
la rassegna in repubblica ceca

Stradella, il Riesling “Khione” di Colle del Bricco vince la medaglia d’oro al concorso internazionale

oliviero maggi

Il vignaiolo Maggi: «Credo molto nell’Italico, in Oltrepò dovrebbe essere valorizzato di più»

STRADELLA. L’Oltrepò Pavese sugli scudi al concorso internazionale sul Riesling Italico “Grow du Monde”, che si è svolto in Repubblica Ceca.

Il Riesling Italico “Khione”, annata 2024, dell’azienda agricola Colle del Bricco di Stradella, infatti, si è aggiudicata la medaglia d’oro tra 400 campioni iscritti (ma solo tre vini oltrepadani). «Sono molto soddisfatto del risultato, che non mi aspettavo - commenta il giovane vignaiolo Matteo Maggi, titolare dell’azienda -. Sono tredici anni che credo nel Riesling italico, pur essendo in un territorio, come l’Oltrepò Pavese, che purtroppo ci crede poco. Invece è un vitigno dal grande potenziale e credo che si possa esprimere bene anche a livello commerciale. Tra l’altro, a differenza del Pinot Nero, che ha una concorrenza enorme, potremmo essere i principali produttori di Riesling Italico insime ad alcune zone dell’Est Europa: addirittura, secondo il Cnr, il vitigno sarebbe nato proprio tra Oltrepò e Tortonese. Potrebbe essere quindi un unicum, come le varietà autoctone Timorasso e Verdicchio». Nonostante gli ettari coltivati a Riesling Italico in Oltrepò siano calati negli anni (oggi sono circa 1000), il potenziale resta molto elevato: «C’è una bella quantità, che consentirebbe di fare massa critica a livello commerciale. È una leva da non trascurare. Mi piacerebbe che il Riesling Italico fosse più valorizzato, visto che, come dimostra anche il risultato al concorso, l’interesse di degustatori e addetti ai lavori è molto alto». Resta da risolvere anche la questione del nome in etichetta, visto che, ad oggi, non è possibile utilizzare la dicitura Riesing Italico, che quindi non viene distinto dal Renano, creando confusione nel consumatore.

«La Serbia costituisce l’esempio da seguire - spiega il giornalista e critico enologico Davide Bortone -: per eliminare qualsiasi riferimento all’Italico, il vitigno è stato rinominato “Grasac”. Grazie al cambio del nome del vitigno in etichetta, diverse cantine hanno iniziato a vendere in pochi mesi l’intera produzione dell’annata, senza cambiare una virgola, dal punto di vista enologico, rispetto al passato. È bastato eliminare dall’etichetta il retaggio di “vinello” che l’Italico, a torto e in parte a ragione, si porta con sé, per generare un incredibile successo di mercato. Ritengo che questo caso possa essere replicabile in Oltrepò Pavese. Basterebbero solo la voglia, la determinazione e soprattutto la correttezza di trovare una soluzione all’incredibile divieto di menzionare il “Riesling italico” in etichetta, cambiando nome al vitigno anche in Italia. Si risolverebbe così anche la dicotomia con il “Riesling renano”. Sono certo che chi promuovesse questa azione, necessaria visti i trend di consumo attuali, che privilegiano vini con profili molto simili al Riesling italico, passerebbe alla storia per aver salvato centinaia di ettari di vigneti, rilanciando una terra straordinaria come l’Oltrepò e dandole una nuova chiave di lettura storica, locale, autentica e “in bianco”».

Stradella, il Riesling “Khione” di Colle del Bricco vince la medaglia d’oro al concorso internazionale - La Provincia Pavese