

La storia
I custodi del passo della Scaparina che hanno avuto a tavola George Clooney
Alex e Dayana Monfasani gestiscono la trattoria in alto Oltrepò nata nel ’54 Amata da chi vuole fuggire dal caos delle città, è stata scoperta anche dal jet set
Menconico A 1.108 metri di altezza, in un lembo di Oltrepò incontaminato che regala sorprese ed emozioni, si trova il bar trattoria la “Scaparina” gestito da Alex e Dayana Monfasani che hanno scelto di non lasciare la loro terra. Il locale prende il nome dal passo che collega la Lombardia all’Emilia Romagna, gioiello naturalistico incastonato tra le montagne dell’Appennino, capaci di offrire scorci unici e inaspettati a ciclisti, motociclisti, escursionisti. Qui, a metà strada tra i Passi del Penice e del Brallo, non molto distante dai Comuni di Menconico e Ceci, nel 1954 viene costruita una baracca. Caterina e Giovanni Monfasani vogliono farci un bar dove viandanti e cacciatori possano ristorarsi. Con il tempo diventa riferimento e presidio di un territorio dimenticato per decenni e riscoperto solo negli ultimi anni.
La piccola baracca cresce, nasce una trattoria dove l’abilità culinaria incontra la tradizione. Con il tempo, ad aiutare Caterina c’è il figlio Giuseppe Monfasani, figura iconica del territorio al punto da ricevere dal presidente della Repubblica l’onorificenza di Cavaliere all’ordine al merito della Repubblica Italiana. È il 2017 e La Scaparina è già meta di turisti, cacciatori, motociclisti. Qui hanno fatto tappa l’attore hollywoodiano George Clooney, che si era presentano con la sua Harley, lo stilista Ottavio Missoni e il regista Marco Bellocchio. Ad aiutarlo ci sono già i figli, Alex e Dayana, che decidono di non abbandonare questa parte di Oltrepò pavese che sa donare tramonti mozzafiato, cieli capaci di colorarsi di azzurro intenso e, di notte, di mostrare le meraviglie della volta celeste. Una terra che, in questa estate torrida, ha saputo sfidare il cambiamento climatico garantendo temperature accettabili, lasciando che caldo e afa diventassero solo un ricordo. E, anche per questo, pronta al rilancio.
Dayana e Alex prendono in mano le redini dell’azienda famigliare, capiscono il valore di quei luoghi nascosti tra boschi di castagni, faggi, noccioli e conifere dove si incontrano caprioli, scoiattoli, ghiri, lontano dalle luci della pianura. Ci mettono tanto impegno e determinazione, ma ora La Scaparina è frequentata da migliaia di persone. Ci si ferma in estate e in inverno quando le nubi sono così basse da rendere il silenzio ancora più assordante.
All’interno il tempo sembra essersi fermato. Dayana Monfasani, come mai avete voluto rimanere nell’Alto Oltrepo?
«Non abbiamo voluto lasciare il luogo in cui siamo cresciuti. Un luogo che custodisce una storia lunga 72 anni, iniziata con i miei nonni, proseguita con i miei genitori e che ora continua con me e mio fratello. Qui c’è il nostro cuore, ci sono le nostre tradizioni che ho voluto tramandare anche a mio figlio Carlos. Ero bambina quando seguivo mia nonna in cucina. L’aiutavo e intanto lei mi insegnava a preparare i piatti tipici di questa terra. Segreti tramandati di generazione in generazione, custoditi gelosamente. Ma il segreto principale sta nella qualità degli ingredienti utilizzati. Usiamo prodotti genuini, a chilometro zero».
Perché qui coltivate?
«Abbiamo l’orto e così utilizziamo i nostri prodotti e poi ci sono i salumi fatti da noi. Quello che non coltiviamo alla Scaparina arriva da Trebbiano dove mio marito, Claudio Negri, ha un’azienda agricola biologica. In estate siamo sempre aperti, tutti i giorni fino alle 19. In inverno nel fine settimana, venerdì, sabato e domenica, quando c’è maggiore affluenza».
Come è andata questa estate?
«Benissimo, sono stati raggiunti numeri straordinari. Facciamo pubblicità attraverso i social. Ma è soprattutto il passa parola a portarci nuova clientela. Chi arriva si trova bene e ne parla con gli amici. Inizialmente avevamo una clientela più abituale. Ora è molto variegata. Persone che arrivano da Milano, dal Lodigiano, dal Piacentino, dalla provincia di Monza e Brianza, da Alessandria, Genova e Bologna. C’è chi cerca la frescura, chi percorre la fitta rete di sentieri che regala questa parte di Oltrepò, chi va a passeggiare al Monte Alpe, gioiello di biodiversità poco distante dalla Scaparina, o visita il prezioso Giardino di Pietra Corva. Senza dimenticare che questa è un’area di eccezionale valore naturalistico nota per il butterfly watching. Tra le oltre 70 specie di farfalle censite c’è la Limenitis populi, una delle farfalle diurne più grandi e rare d’Europa, confinata in zona tra i 1.000 e i 1.200 metri di quota».
Quali sono i vostri piatti tipici?
«Pisarei e fasò, polenta con daino, maccheroni alla bobbiese, tortelli all’ortica con burro e salvia, verdure in agrodolce. E poi i dolci. Viene molto apprezzata la nostra torta di pesche». Ma non è dura lavorare in una zona così lontana dai grandi centri abitati? «Questi sono territori che andrebbero valorizzati. Va migliorata la viabilità e garantita la copertura della rete internet. Qui i cellulari non prendono e questo costituisce un forte deterrente per un vero rilancio turistico. Mio fratello ed io abbiamo fatto la scelta di non abbandonare queste terre. Ma è stata dura, siamo stati costretti ad importanti sacrifici. Ha vinto l’amore per queste montagne che dominano la pianura e, ad ogni stagione, sanno essere affascinanti. In estate non conosciamo il caldo. In autunno, i boschi attorno ci regalano un’esplosione di colori, dall’oro al rosso. Il paesaggio è attrattivo anche in inverno. I nostri clienti amano tutto questo».
