<p>Andrea Sempio, indagato per l&#39;omicidio di Chiara Poggi nella nuova inchiesta pavese</p>
<p>Andrea Sempio, indagato per l&#39;omicidio di Chiara Poggi nella nuova inchiesta pavese</p>
Delitto di Garlasco

Sempio, un anno e mezzo per l’eventuale processo. Cosa sappiamo

di Maria Fiore

La stima legata ai tempi lunghi della revisione di Stasi già condannato. La difesa pronta a rivolgersi alla Corte costituzionale per sciogliere il nodo

Garlasco I filoni che si stanno sviluppando attorno all’inchiesta principale sul delitto di Garlasco potrebbero allungare i tempi per arrivare a una conclusione giudiziaria del caso. Un eventuale processo a carico di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, rischia infatti di essere celebrato non prima di un anno o un anno e mezzo. La previsione temporale è legata alla revisione della condanna di Alberto Stasi e alla possibilità - molto alta - che il giudice dell’udienza preliminare sospenda il giudizio in attesa dell’esito della stessa revisione. I due fronti - processo a Sempio e revisione per Stasi - si muovono su piani paralleli ma, come due binari che si uniscono in prospettiva, destinati a intrecciarsi sul lungo periodo.

L’iter possibile

Dopo la chiusura bis delle indagini, avvenuta il 28 settembre, mancano solo le contro-consulenze della difesa Sempio, che potrebbero già essere depositate domani. A quel punto la Procura può chiedere il rinvio a giudizio, ma se il processo si celebrerà oppure no dovrà deciderlo un giudice in udienza preliminare. Il Gup può mandare a processo Sempio in presenza di una sentenza già passata in giudicato per lo stesso fatto? La difesa di Sempio sta già valutando, a questo proposito, un’istanza di trasmissione degli atti alla Corte costituzionale, perché a detta dei legali «non possono coesistere per lo stesso caso un condannato definitivo in attesa di eventuale revisione e un altro imputato. La revisione – aggiunge la difesa – deve venire prima perché altrimenti il sistema salta». Ma quanto potrebbe durare un processo di revisione? L’esempio più recente è l’iter seguito nel 2023 per la strage di Erba: l’istanza depositata ad aprile di quell’anno dalla Procura generale fu ammessa solo a gennaio del 2024 e il processo si chiuse con l’esito negativo a luglio. A gennaio 2025 la Cassazione chiuse il caso in via definitiva.

Anche per Garlasco i tempi della revisione (sono attese sia l’istanza della difesa Stasi che la decisione della Procura generale) si annunciano lunghi e questo potrebbe ostacolare anche l’avvio del processo per Sempio. La difesa Stasi sta raccogliendo ancora elementi provenienti dal fascicolo collaterale aperto dalla Procura di Pavia sull’operato degli ex Ris, che potrebbe demolire il quadro probatorio che portò alla condanna di Stasi. Mentre la procuratrice generale Francesca Nanni sta ancora esaminando il materiale inviato dal procuratore Fabio Napoleone, ma ha già detto, più volte, che i tempi per una decisione non saranno brevi.

Le contro-consulenze

Intanto la difesa di Sempio si prepara alle ultime mosse. Tra domani e venerdì gli avvocati depositeranno cinque consulenze per provare a demolire le accuse dei pm pavesi. Una, in particolare, riguarderà le impronte del killer sul pavimento, le orme a pallini. Per la difesa quelle orme sarebbero «una prova a discarico, perché il piede di Sempio è più grande e non poteva calzare quelle scarpe».

«Ci sentiamo forti su tutto», ha spiegato l’avvocato Liborio Cataliotti al termine dell’incontro del pool difensivo che si è svolto l’altro ieri a Roma (a cui erano presenti anche la collega Angela taccia, e i consulenti Marina Baldi, Armando Palmegiani e Luigi Bisogno).

«C’è un dato – aggiunge Cataliotti – dal mio punto di vista tranciante: le impronte per terra sono 25 e se quelle tracce sono più piccole rispetto al piede di Sempio è esclusa qualsiasi possibilità che sia l’assassino». E ancora: «L’impronta 6, ossia la traccia “chiave” di scarpa con suola a pallini, è stata trattata con strumentazione 3D. Abbiamo lavorato con medici e professori». Sulla traccia 33, l’impronta della mano sul muro delle scale della cantina che i pm attribuiscono a Sempio, «abbiamo ottenuto risultati completamente opposti, con verifiche sperimentali, tecniche e scientifiche, rispetto a quelle dei pm». A risultati analoghi, cioè che la traccia 33 non fosse attribuibile, erano arrivati anche gli investigatori del Ris all’epoca, ma sui loro accertamenti la Procura ha aperto una nuova indagine. l