Le indagini

Provette del delitto Poggi smaltite come rifiuti, I Ris: «C’era verdetto definitivo»

di Maria Fiore

Sotto la lente la distruzione dei campioni liquidi dell’intonaco nel 2016. Si indaga su possibili errori. Ecco cosa sappiamo 

Garlasco Tre provette con prelievi di intonaco dal muro delle scale di casa Poggi e materiale genetico delle unghie della vittima distrutte nella seconda metà del mese di settembre, nel 2016. Reperti tirati fuori da un freezer nel laboratorio dei Ris di Parma e finiti nel sacco dei rifiuti. Anche se lo smaltimento è avvenuto diversi mesi dopo la sentenza di condanna definitiva di Alberto Stasi (che risale a dicembre 2015) pure questo tassello è entrato nel fascicolo aperto in procura sull’operato dei Ris e sui possibili errori nell’indagine del 2007 sul delitto di Garlasco. Fascicolo che, per il momento, risulta senza indagati e senza ipotesi di reato, anche se la difesa Stasi sarebbe pronta a presentare una denuncia specifica sul punto.

Gli altri due misteri
Questa circostanza, tutta da chiarire, si aggiunge al mistero del Dna repertato sui pedali della bicicletta Umberto Dei di Stasi: il 19 settembre 2007 fu isolato materiale biologico riconducibile a Chiara Poggi, il 20 settembre altri due esami sullo stesso campione diedero esito negativo. Una terza circostanza da chiarire riguarda una valutazione personologica di Stasi (tra gli atti dei Ris messi a disposizione dei pm pavesi) senza data né firma, ma che, nell’intestazione indica il nome della criminologa Alessandra Bramante. «Non ho mai fatto alcun profilo, se faccio relazioni metto data e firme», risponde la professionista. Ma la precisazione non basta a chiarire i dubbi. Tanto più che nella valutazione si fa riferimento ai tre verbali degli interrogatori del 13, 17 e 22 agosto, quando cioè Stasi non era ancora nemmeno indagato. Quei verbali, quindi, erano ancora coperti dal segreto investigativo. Chi ha commissionato quell’esame? Non la pm Rosa Muscio, perché non c’è alcun atto a confermarlo. Per questo proprio la pm potrebbe essere presto sentita dai magistrati pavesi. E così sono attesi anche gli interrogatori di Francesco Avato e Matteo Fabbri, all’epoca consulenti di Stasi, che hanno smentito di essere mai venuti a conoscenza degli esiti negativi sull’esame dei pedali.

Le provette distrutte
Le provette con gli “eluiti” che risultano distrutti riguardano la traccia 33 (cioè l’impronta sul muro di casa Poggi che sarebbe stata in parte grattata e prelevata), la traccia 97F (una strisciata di sangue sul muro alla base delle scale) e le unghie di Chiara Poggi. Lo stesso Ris, con una relazione firmata dal colonnello Matteo Donghi, in risposta a una istanza della difesa Stasi (che aveva chiesto dove fossero andati a finire alcuni reperti dell’indagine 2007), ricostruisce l’accaduto. Donghi risponde che lo smaltimento sarebbe stato fatto «rispettando le norme». Non fu fatto uno specifico verbale (anche se venne fotografato il freezer e i reperti poco prima della rimozione) trattandosi di «intermedi di lavorazione» e non di «reperti giudiziari». Una loro eventuale conservazione dopo la sentenza di condanna definitiva doveva avvenire su «disposizione dell’autorità giudiziaria». L’allora capitano dei Ris, Alberto Marino, che condusse gli accertamenti genetici (anche quelli sul Dna dei pedali), aveva detto che «comunque verranno conservati tutti gli eluiti delle tracce».

Però questo, per il Ris, «non poteva intendersi come un impegno a tempo indeterminato», ma da ritenere «valido» fino a sentenza definitiva. Sei anni dopo, nel gennaio 2022, quando buona parte dei reperti e degli oggetti sequestrati furono restituiti alla famiglia Stasi e alla famiglia Poggi, la Corte di Assise di Appello di Milano respingeva una richiesta del 2021 dei legali di Stasi «di conservare tutti gli altri reperti per future analisi», ritenendo questa possibilità «solo ipotetica». l