

Caso Garlasco, Andrea Sempio a Roma presso il laboratorio Genomica per il colloquio con la psichiatra — Roma— Italia — Martedì 12 Maggio 2026 — (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse)
Garlasco enquire , Andrea Sempio in Rome for a psychiatric consulting —Rome— Italy — May 12 Tuesday 2026 - News - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse
Il caso
Lo sfogo di Sempio a Porta a Porta: «Non vivo più, su social e in tv c’è solo Garlasco»
L’indagato dell’inchiesta bis ai microfoni della trasmissione: «Ho paura di questa situazione. Il giorno peggiore? Quando mia mamma è andata in ospedale»
Garlasco «Cerco di non immaginare come potrà essere dopo, perché vedo difficile idea di ricostruirsi una vita. La macchia di assassino che se l’è cavata quella non te la levi, quella di sicuro no». Andrea Sempio, indagato nell’inchiesta bis sul delitto di Garlasco, parla ai microfoni della puntata di “Porta a Porta” del 6 ottobre. «Il bombardamento è costante, accendi la televisione e c’è solo Garlasco, guardi i social ed è lo stesso – aggiunge Sempio –. Noi siamo in una strada chiusa e davanti casa nostra hai i giornalisti che sono fissi tutto il giorno. Si fa fatica, oggi non sto vivendo perché realmente la mia vita oggi è o chiuso in camera o dall’avvocato o in trasferta quando andiamo ad incontrarci con i consulenti». Quando gli viene chiesto se i suoi genitori hanno paura per lui, Sempio risponde: «Ovviamente, chi non avrebbe paura in questa situazione, è scontato. La giornata peggiore in questi due anni è stata, credo, l’ultima volta che mia mamma è andata in ospedale».
Sull’iter giudiziario che lo attende ha aggiunto: «Vedendo gli elementi così, uno per uno, io penso che sia tutto spiegabile, ma dato che ci sarà tanta roba da valutare, tanti elementi diversi, spero di riuscire a risolvere tutto in udienza preliminare, di non dover affrontare un vero e proprio processo con tutti i vari gradi. Il pensiero che si possa arrivare al carcere c’è, francamente cerco di non pensarci».
Poi, come aveva già spiegato, è tornato a ribadire la sua sull’impronta 33 e sulle orme delle scarpe a pallini: «L’impronta 33 non è attribuibile né a me né a nessun altro. Qualora non riuscissimo a convincere un giudice di questo va bene, ma è su un muro in un punto in cui ci sono impronte di altre persone». E sulle scarpe: «Tutte le scarpe di cui ho memoria e che ho ancora in casa, anche vecchie, sono tutte 44. La prova l’abbiamo fatta anche con le scarpe del 42 e non mi stava».
