<p>Andrea Sempio, indagato per l&#39;omicidio di Chiara Poggi nella nuova inchiesta pavese</p>
<p>Andrea Sempio, indagato per l&#39;omicidio di Chiara Poggi nella nuova inchiesta pavese</p>
Il caso

Ancora scontro sull’orario della morte di Chiara Poggi

Maria Fiore

«L’ampliamento dei tempi non colloca Sempio in casa Poggi»

Garlasco La scarpa del killer, il Dna sulle unghie della vittima, la traccia 33 ma anche l’orario della morte di Chiara Poggi. Le divergenze tra i pm e la difesa di Andrea Sempio, indagato nell’inchiesta bis sul delitto di Garlasco, riguardano anche l’ora in cui l’assassino ha ucciso. Per la patologa forense Cristina Cattaneo il delitto sarebbe stato compiuto in «alcune decine di minuti», più probabilmente tra la mezz’ora e «i 60 minuti». Un dato che toglierebbe Stasi dalla scena del crimine, perché avrebbe avuto soltanto 18 minuti per compiere l’omicidio, tra le 9.12 (la disattivazione dell’allarme di casa Poggi, che avrebbe compiuto Chiara) e le 9.36 (il momento dell’accensione del computer da parte di Stasi, per lavorare sulla tesi). Ma basta, questo, per collocare invece Sempio in casa Poggi quella mattina del 13 agosto? No, secondo la consulente della difesa, Marina Baldi, che durante una intervista in televisione ha spiegato perché.

Il nodo colazione
«La dottoressa Cattaneo nella sua consulenza dice che Chiara è morta circa 20-30 minuti dopo la colazione, ma non è che ci dice quando», ha osservato la genetista durante il suo intervento. E per questo, è il ragionamento, non si può escludere che la morte sia avvenuta prima delle 9.12, «o perlomeno non si può escludere che Chiara sia stata aggredita prima delle 9.12, che è comunque una delle versioni che viene proposta come dinamica». Su questo elemento è stata depositata una relazione medico-legale, che esclude anche che Chiara si sia difesa.

Attesa la mossa dei pm
A questo punto è attesa solo la richiesta di rinvi a giudizio. Un passaggio che potrebbe avvenire nel giro di qualche giorno, anche se sulla carta i pm hanno nove mesi di tempo e anche se l’inchiesta principale sul delitto si intreccia con il fronte aperto sull’operato dei Ris che indagarono nel 2007. Su questo fascicolo il riserbo in procura è massimo, ma gli investigatori sono al lavoro per chiarire alcune anomalie, prima fra tutti quella del Dna sui pedali della bici di Alberto Stasi, le cui analisi avevano fornito anche due esiti nulli mai comunicati all’allora pm Rosa Muscio.