

La risorsa idrica
Un “governo del Po” per far dialogare il settore agricolo con l’ambiente
La proposta del pavese Lasagna al Festival dell’acqua
Da Firenze anche la richiesta di rivedere i vincoli irrigui
Pavia
«L’unicità del territorio di Pavia può diventare una opportunità nel settore della gestione delle acque per l’agricoltura superando schematismi e paradigmi del passato». Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia, è stato uno dei relatori al recente Festival dell’acqua di Firenze, uno fra i principali appuntamenti nazionali incentrati sui temi del servizio idrico tenutosi a Palazzo Vecchio e nella Fortezza da Basso. Al centro del suo intervento c’erano il sistema di irrigazione della provincia di Pavia, «vera fabbrica dell’acqua», e il suo libro “La cura della falda”. «Serve superare le logiche burocratiche di pseudo rinaturazione e alcune accelerazioni che fanno solo male al territorio e all’agricoltura», il riassunto del suo intervento. Nel mirino di Lasagna, in particolare, c’è il progetto di rinaturazione del fiume Po, che prevede una spesa di 200 milioni di euro in piantumazioni autoctone in aree fluviali già non agricole. «Piantumazioni – ha affermato Lasagna – che la prima piena del Po sconvolgerà travolgendo i 200 milioni di euro: peraltro neppure si sa chi gestirà quelle aree a lavori terminati perché, come sostiene Aipo, non è stato previsto un gestore. Questo progetto è la prova di come si sia perso il lume della ragione gestionale, di come si sia smarrita la capacità di leggere l’oggi per progettare il domani, di come ci si sia dimenticati che i fiumi sono esseri vivi che devono essere alimentati, curati e governati agendo con rispetto e consapevoli della loro potenza e delle loro potenzialità. Serve un cambio di passo assoluto, occorre riscoprire la dignità dei fiumi e il coraggio di coabitarci, consapevoli degli attuali scenari idrologici. Non rinaturazione, ma nuovo governo che contemperi naturalità, sicurezza e gestione dei sistemi fluviali complessi. Per fare questo occorre però superare la folle frammentazione gestionale attuale, occorre una nuova pianificazione idraulica e occorre riportare il Po e il suo bacino a essere protagonisti delle sorti della Valle padana. Il Po ha la particolarità di essere trasversale rispetto agli altri tre grandi fiumi delle Alpi (Rodano, Reno e Danubio) e di unire il mondo francofono al mondo mitteleuropeo. Occorre dunque ripartire per costruire un nuovo governo delle acque. È questa la rivoluzione del Po». Ma il progetto relativo al Po non è l’unico sotto osservazione per il mondo agricolo: c’è anche la questione del deflusso ecologico, che prenderà il posto del deflusso minimo vitale con nuove regole che danneggerebbero l’attività agricola.
Incognita deflusso
«Se gestire la falda freatica in ambito risicolo deve diventare un imperativo – aggiunge Alberto Lasagna – altro elemento preoccupante è la rimodulazione del deflusso minimo vitale verso il deflusso ecologico: si tratta di un’interpretazione normativa italiana della direttiva comunitaria sulla tutela delle acque e degli ambienti fluviali». La preoccupazione, in via preventiva, è grande soprattutto se la memoria torna alla tragica siccità di due anni fa. «Per garantire non meglio specificati obiettivi ambientali – conclude – di fatto si sottrae acqua al sistema agricolo senza migliorare il dato ambientale, anzi peggiorandolo in condizioni di siccità, in quanto si andrebbe a ridurre l’effetto polmone tipico di una falda freatica alimentata in modo costante dall’attività irrigua. Consorzi irrigui e associazioni agricole devono elaborare un nuovo modello di deflusso fluviale che tenga conto del rilascio della falda freatica». Umberto De Agostino
