in provincia

Terza dose di vaccino agli anziani, le case di riposo iniziano con i test

Donatella Zorzetto

Il rappresentante dei medici delle Rsa: «Con gli esami sierologici verifichiamo il livello di anticorpi»

Pavia. «Se Ats Pavia non affronta il problema di tutelare i nostri ospiti fragili da una possibile nuova infezione Covid, inizieremo a fare da soli». Scaduti i sei mesi dalla prima dose di vaccino (fatta nel marzo scorso), per gli anziani delle Rsa pavesi, il 70% dei quali fragili, si fa sempre più concreto il rischio di ammalarsi per la seconda volta. Con conseguenze che potrebbero essere anche gravi. Per questo i medici delle case di riposo si sono fatti avanti chiedendo una terza dose e, nel frattempo, si preparano a fare siero test preliminari (per misurare il livello di anticorpi contro il Covd), a loro spese.

«Rischio di nuove infezioni»

Mentre gli Hub in provincia sono tornati alle vaccinazioni di massa anti-Covid dopo la pausa d’agosto, legate soprattutto a richiami e ripresa delle attività scolastiche, c’è chi da tutt’altra parte, nelle case di riposo, avverte che la situazione non è per niente serena. Sono i medici delle Rsa rappresentati dalla società Simersa che, attraverso il loro presidente, Giovanni Belloni, lanciano un nuovo allarme. «Il rischio – spiega Belloni – è che migliaia di pazienti fragili si infettino ancora. Il fatto è che su di loro il vaccino ha meno efficacia e pure un impatto meno duraturo». Da qui la proposta: «Verifichiamo quanti anticorpi contro il Covid questi anziani hanno nel sangue – dice Belloni –. Ciò va fatto attraverso un siero test, ma in tempi stretti, così da arrivare ad ipotizzare la somministrazione di una terza dose di vaccino non dopo novembre».

5.700 ospiti nelle Rsa pavesi

Gli ospiti seguiti dalle case di riposo della provincia di Pavia sono circa 5.700. «Di questi, quasi il 70% presenta patologie che li rende fragili, ossia vulnerabili nei confronti di un virus veloce, che circola soprattutto sotto le spoglie della variante Delta – insiste il presidente di Simersa –. Virus che potrebbe attaccarli di nuovo e in modo massiccio, nonostante siano stati immunizzati già dall’inverno scorso. Anzi, proprio perchè sono passati 7-8 mesi, bisogna pensare a proteggerli». Il tutto si è tradotto, nei giorni scorsi, in una proposta-richiesta avanzata ad Ats Pavia, perchè la situazione venisse presa in esame e affrontata. «La verifica attraverso un siero test sarebbe finalizzata proprio a questo – precisa Belloni –. Coloro che, sottoposti a siero test, rivelassero un livello basso di anticorpi, dovrebbero ricevere la terza dose per primi, a novembre, mentre gli altri potrebbero attendere un secondo momento». Però Ats non ha, ancora, risposto.

Siero test auto-finanziati

«Quindi inizieremo a fare da soli: i siero test li finanzieremo noi – conclude Belloni –. Cominceranno a farli le Rsa di Casorate e Cella di Broni. Poi ne seguiranno altre».

Che una terza dose di vaccino sia indispensabile soprattutto per i fragili, l’ha sostenuto anche Guido Bertolaso, coordinatore del programma vaccinale in Lombardia ed ex direttore generale della Protezione civile. Che ha evidenziato come l’unico modo per scongiurare il ritorno in autunno al lockdown, «alle zone gialle, arancioni o rosse» sia «quello di pianificare per tempo, come è chiamato a fare un Paese civile, la somministrazione delle terze dosi a partire dalle persone fragili. Occorre partire già da settembre».

Il monito di Bertolaso

Sottolineare l’urgenza di un ulteriore richiamo per la popolazione più esposta «non significa dire che i vaccini non funzionino – ha concluso Bertolaso –. Tutt’altro. Ci sono studi pubblicati su riviste scientifiche prestigiose, che dimostrano come con la doppia dose si eviti il ricovero in Terapia intensiva e, in larghissima parte, l’ospedalizzazione. Si tratta, e l’esperienza di Paesi come Israele insegna, di implementare la copertura della profilassi dal rischio di infezione».

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