Cronaca

Scuole, timori sulla riapertura a settembre. L’allarme dei presidi: le aule non bastano

Pavia, dal governo 800mila euro alla Provincia per il rientro in sicurezza. I dirigenti: «Difficile garantire il distanziamento»

PAVIA. Alla riapertura delle scuole manca poco più di due mesi e i presidi pavesi sono preoccupati: garantire il distanziamento nelle classi, con gli spazi a disposizione, sarà un problema difficile da superare.

I fondi. Dei 330milioni di euro che il governo dirotterà sulle scuole, alla Provincia di Pavia potrebbero arrivare circa 800mila euro. Denaro che dovrebbe servire per un rientro in classe in sicurezza e quindi anche per adeguare spazi troppo piccoli per assicurare il distanziamento di alunni e insegnanti.

La somma esatta, destinata agli interventi definiti di “edilizia leggera” per rispettare le nuove regole anti Covid, si conoscerà tra una decina di giorni, ma il presidente Vittorio Poma ha già voluto incontrare, in videoconferenza, i 17 dirigenti scolastici per capire quali saranno i lavori che si potranno realizzare.

Due mesi di tempo. Perché il punto è che ci sono solo due mesi di tempo e quindi «bisogna muoversi in fretta, puntando su opere effettivamente attuabili che consentano la ripresa in piena sicurezza», spiega il presidente, segnando in rosso la questione spazi. Perché è proprio qui che si concentra la preoccupazione dei dirigenti scolastici, costretti a fare i conti con locali troppo piccoli per permettere quel distanziamento che, ad oggi, sembra essere di due metri quadrati per studente.

Recupero degli spazi. Ecco quindi che ci saranno scuole in cui verranno recuperate tutte le zone, ora destinate a servizi o a depositi, e trasformate in aule. Oppure in cui si abbatteranno tramezze precedentemente innalzate per creare più aule. Per il momento i dirigenti accantonano l’ipotesi plexiglas in aula, «in attesa di regole chiare». «Saranno interventi che esulano da quelli già programmati e finanziati e che riguardano i singoli istituti – precisa -. Ma saranno lavori funzionali all’emergenza. Senza dimenticare la necessità di potenziare la connettività».



I problemi. Ma è chiaro, sottolinea la preside del Cossa, Cristina Comini, che «se le regole saranno queste, sarà impossibile garantire lezioni in presenza per tutti». «Le aule sono molto piccole e il distanziamento non può essere garantito», sottolinea Comini, alla guida di un istituto che conta 1700 studenti. «Non va dimenticato che ci sono 7 classi che regolarmente ruotano nelle tre aule lasciate libere».

«Siamo in attesa delle linee guida del ministero, ma intanto stiamo definendo l’elenco degli interventi necessari – spiega Silvana Fossati, preside dei licei Foscolo e Taramelli e dell’Ipsia Cremona -. All’Ipsia sarà possibile separare alcuni locali, ma al Taramelli non è possibile individuare nuovi spazi e al Foscolo, dove peraltro ci sarà una classe in più, vengono ospitate anche tre classi del Cairoli».



L'accordo con Vodafone. Resta quindi essenziale farsi trovare pronti anche sul fronte “connessione”. «La Provincia sta definendo un accordo con Vodafone per potenziare la banda, visto che, durante il lockdown, si sono verificate molte difficoltà – spiega Poma -. Dobbiamo tenere conto anche della possibilità di una didattica a distanza, seppure per un breve periodo». Altra richiesta è quella di procedere alla sanificazione dei riscaldamenti.