

Papa Leone XIV a Pavia: «Siate buoni cittadini»
La visita di papa Leone XIV, in 15mila per accoglierlo.
Bagno di folla nelle strade tra mani strette e selfie: «Basta con odio e bullismo»
PAVIA. Un accento su «accoglienza, educazione, cultura», poi la riflessione sul termine “città”, e il «sapere come forma di cura», infine, la solidarietà che, anche a Pavia, non lascia indietro nessuno.
Sono questi i messaggi che papa Leone XIV ha voluto lasciare alla città di Pavia, al termine della visita pastorale di ieri. Tanti i temi toccati dal pontefice nel suo discorso, di non più otto minuti, con il quale si è rivolto alla comunità religiosa e civile della città. E ai giovani riuniti in piazza Duomo, il Papa ha lanciato un messaggio forte: «Se vogliamo che il mondo viva in pace - ha detto Prevost - dovete dire basta a parole d’odio e insulti che generano solo guerra. Siate costruttori di pace e promotori di riconciliazione».

L’intervento
Non a caso è proprio “città” la parole che Leone pronuncia di più dal palco di piazza della Vittoria: nove volte. Seguono “Pavia” (sette volte), “vita” (sei volte) e “cura” (cinque volte). «La città è un dono e un compito per chi vi abita - dice Leone -. Ci troviamo tra monumenti che parlano di voi, e che perciò parlano a voi. Mi riferisco non solo a quelli antichi, ma alle case, alle scuole, all’università, all’ospedale, ai centri parrocchiali. Sono tutti luoghi significativi, strutture dotate di senso proprio, che testimoniano accoglienza, educazione, cultura. In forme distinte attestano una medesima cura della persona-in-comunità, con la sua dignità e i suoi valori, quelli che vi uniscono come un solo popolo e che sono anche alla base della Carta Costituzionale italiana». E proprio sulla parola “Costituzione”, scatta uno dei tanti applausi che hanno accompagnato le parole del pontefice.

Il primo Papa americano della storia si spinge poi sul significato del termine “città”, «oltre che un luogo, una condizione umana»: «La città è una per tutti, è singolare e plurale - aggiunge -. Il popolo che la abita vi costituisce una società, cioè un organismo che dev’essere ben ordinato nelle sue relazioni e nelle sue leggi. Essere sociali significa essere solidali, comportandosi da autentici soci: motivati dal bene comune e non da interessi di parte. I cittadini sono sempre concittadini. Difatti, si chiama appunto “Comune” l’ente democratico che si prende cura della città, promuovendo il benessere di quanti vi abitano».

Da qui l’invito del Papa ad essere buoni cittadini: «Poiché dunque il popolo è responsabile dello spazio pubblico, davanti alle sfide attuali chiediamoci che cosa fortifica e che cosa erode le nostre case: domandiamoci che cosa rende stabile e che cosa ferisce la nostra società - un altro passaggio del discorso -. Altrimenti, ciò che è di tutti rischia di diventare di nessuno: quando l’indifferenza sembra disgregare la nostra comunità, occorre rinnovare l’attiva partecipazione di tutti alla vita cittadina. Dinanzi a forme di degrado e di analfabetismo civico, siamo chiamati a condividere linguaggi di dedizione e di servizio, che custodiscono piazze, parchi, strade come luoghi di incontro per eccellenza. Questa buona cittadinanza sa coltivare la concordia attraverso il dialogo e l’incontro costruttivo tra persone e culture».

Sapere e cultura
Nelle parole del Papa non poteva mancare il riferimento alla «illustre tradizione» universitaria della città: «Penso soprattutto ai giovani e agli studenti che frequentano l’Università cittadina - ancora il Papa -. In questo polo culturale, essi non sperimentano un agglomerato di saperi, ma un sistema capace di formare la persona senza speculare sul suo lavoro. Promuovere le scienze, infatti, significa promuovere l’uomo, che deve sempre restare protagonista delle proprie ricerche. In tale prospettiva, ad ogni sapere corrisponde una forma di cura: come la scienza medica provvede al corpo umano, così la giurisprudenza si preoccupa del corpo sociale e la filosofia considera il pensiero, da cui l’uomo sviluppa ogni sua arte».

Infine, l’omaggio di Leone alla Chiesa di Pavia, «che opera come grembo che accoglie tutti, generando una nuova umanità». «Ancora oggi, è chiamata a evangelizzare anzitutto come focolare di fede e casa di carità al servizio di chi è più piccolo, povero, solo o anziano, coinvolgendo in questa cura dell’umano tutte le forze di volontariato, alle quali indirizzo la mia stima e la mia riconoscenza - evidenzia il pontefice, raccogliendo uno degli applausi più calorosi -. Grazie al vostro impegno, Pavia è prospera, oltre che di beni, anche di virtù: onorate sempre la dignità di ogni vita umana». «La storia di Pavia - ha concluso il Papa - è ancorata al valore universale dell’amore cristiano; ed è una storia da scrivere insieme, esercitando una memoria creativa nell’intesa tra cittadini e associazioni, tra la Chiesa e gli enti pubblici, tra generazioni e culture».
«Qui l’agricoltura è da tanti secoli modello felice»
Cita anche l’importanza dell’agricoltura nel territorio pavese papa Leone XIV nel suo discorso in piazza della Vittoria. Nel passaggio sull’impegno personale, infatti, Prevost ha parlato di «pianura così fertile, dove ogni campo e ogni fosso porta i segni del lavoro paziente di chi per secoli ha ascoltato il ritmo del creato, sentendosi in armonia con la natura». «La coltivazione della terra rispecchia la promozione della cultura, che trova a Pavia un modello particolarmente felice» ha aggiunto il pontefice. Una citazione particolarmente apprezzata dalle associazioni agricole presenti in piazza della Vittoria (tra cui Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia, e Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia) e dal vicepresidente del Senato (ed ex ministro dell’Agricoltura), Gianmarco Centinaio. Coldiretti Pavia, inoltre, ha consegnato a papa Leone un cesto simbolico con i prodotti enogastronomici d’eccellenza del territorio pavese, dal riso della Lomellina al vino dell’Oltrepò.
«La visita di Papa Leone XIV è un momento storico per la nostra città e per la diocesi, ma anche un forte richiamo al valore della custodia del creato, della famiglia agricola e del lavoro come dignità – sottolinea Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia –. Principi che noi imprenditori agricoli di Coldiretti portiamo ogni giorno nelle nostre aziende e nelle filiere del territorio pavese». «In un tempo segnato da cambiamenti climatici e difficoltà economiche per le imprese agricole, la parola del Papa è per noi conforto e orientamento – aggiunge Antonio Tessari, direttore di Coldiretti Pavia – Ci ricorda infatti che l’agricoltura non è solo mercato, ma cura e responsabilità verso la comunità».
«Dare il meglio di sè per il bene di tutti»
L’invito a ogni pavese «a dare il meglio di sè per il bene di tutti». È quello che ha lanciato papa Leone XIV, ieri, al termine della sua visita a Pavia, una visita breve, appena quattro ore, ma carica di significati, sia dal punto di vista dell’impegno per la solidarietà e per la pace.
«Invito ciascuno di voi a ripetere dentro di sè: mi interessa la nostra città!» ha detto Leone XIV in piazza della Vittoria, momento finale della visita, seguita da circa 15mila persone. Poi parla della Chiesa pavese come «grembo che accoglie tutti» e ringrazia le forze di volontariato che si prendono «cura dell’umano».

Il saluto ai malati
L’elicottero della Repubblica Italiana, che porta il primo papa americano a Pavia (19 anni dopo la visita di Benedetto XVI), è atterrato alle 14.38 al campo da rugby del Cus. Subito la prima tappa al Cnao (Centro nazionale di adroterapia oncologica), dove fare ricerca e dare speranza viaggiano sullo stesso binario. Qui papa Prevost visita la struttura e si intrattiene con alcuni malati.
Intanto in una Pavia assolata, dove il termometro non segna meno di 35 gradi, i fedeli attendono l’arrivo di Leone, in un silenzio inusuale per le strade senza auto. Lungo il percorso tante bandiere gialle e bianche (i colori del Vaticano), striscioni sui balconi, forze dell’ordine e tanti volontari in posizione. Davanti alla basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, i malati e disabili, accompagnati da volontari e operatori, sono pronti già dalle 14. Alle 14.30 arrivano i vescovi, si riconoscono quelli di Vigevano e Tortona, Maurizio Gervasoni e Guido Marini. Alle 14.38 si alza un applauso dalla piazza quando si sente in cielo il rumore dell’elicottero papale. Dopo la visita al Cnao, il pontefice arriva in piazza San Pietro in anticipo, entra nel cortile del convento per l’omaggio dei vescovi e l’incontro con la comunità agostiniana. «Non possiamo amare Dio se non amiamo il prossimo - ha esordito Prevost citando il suo maestro sant’Agostino, le cui spoglie da lì a breve avrebbe venerato nella basilica-. Dobbiamo essere segno di amore, carità e pace nel mondo».
«Papa Leone, Papa Leone» il coro che risuona tra le stanze. Il tema della pace (quella pace, «disarmata e disarmante» citata dalla Loggia delle Benedizioni subito dopo l’elezione) ritorna poco dopo, durante la processione verso la chiesa, quando dal pubblico si alza un grido: «Papa Leone, ricordati della pace». E lui, girandosi, annuisce con la testa. Sul sagrato, riceve l’omaggio dei carabinieri (che hanno la sede proprio lì a fianco) con il picchetto d’onore.
In basilica, ci sono i vescovi, i parroci della diocesi, i padri agostiniani e i collaboratori. Papa Leone invita la Chiesa pavese «sempre più a camminare insieme, nel comune discernimento ed elaborando progetti condivisi, coltivando la fraternità e promuovendo la corresponsabilità». Fuori, poi, dopo le benedizione, si intrattiene con malati e disabili: li saluta tutti, stringe mani, benedice con il segno della croce sulla fronte, bacia e abbraccia, c’è tempo anche per un selfie e salutare in videochiamata una piccola paziente ricoverata in ospedale che non può essere lì. Alcuni ragazzi gli regalano un cartellone, intorno, la gente grida il suo nome, sperando almeno di stringergli la mano o incrociare il suo sguardo. «Mamma, non sai che emozione», dice la figlia mentre mostra in videochiamata il passaggio di Leone.
Il bagno di folla
Subito dopo, Leone inizia il suo abbraccio alla città: sale sulla papamobile percorrendo le vie del centro, dove ci sono centinaia di persone assiepate contro le transenne, che tentano di sconfiggere il caldo con ombrelli, cappellini e un sorso d’acqua.
All’incrocio tra via Griziotti e viale Matteotti, il saluto agli ospiti della casa di riposo “Pertusati” («Un onore ricevere la sua benedizione», dicono Luca Semeraro e Maurizio Niutta, presidente e direttore di Asp Pavia).
All’imbocco di piazza Petrarca, la papamobile si ferma e il papa benedice le due sorelle Miriam di tre mesi e Isabel di due anni. Tra due ali folla, Leone saluta e benedice sia le persone in strada che quelle che assistono dai balconi («Non mi interessano le foto, voglio guardarlo dal vivo» dice una fedele, mentre intorno è un brulicare di smartphone per immortalarlo), fino all’arrivo in piazza del Duomo, per il grande abbraccio con i giovani del Grest e della comunità sudamericana. Anche qui torna il tema della pace: «Non perdiamo mai la speranza che il mondo sia in pace - dice ai ragazzi -. Siate costruttori di pace e promotori di riconciliazione».
Il momento finale
Alle 17.30, il momento finale: il Papa arriva in piazza della Vittoria gremita di fasce tricolori. Dopo i saluti del sindaco di Pavia, Michele Lissia, e del vescovo diocesano, monsignor Corrado Sanguineti, le sue parole: «Pavia è prospera, oltre che di beni, anche di virtù: onorate sempre la dignità di ogni vita umana» dice Leone, interrotto dagli applausi della piazza.
Dopo il lungo omaggio di autorità ed esponenti della comunità pavese, Leone lascia piazza Vittoria tra applausi e bandierine sventolanti. E tanti già sperano che possa tornare ancora. L’elicottero prende il volo poco prima delle 19, portando il Papa alla seconda tappa della visita, a Sant’Angelo Lodigiano, sulle orme di santa Francesca Cabrini.
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