Cronaca

Laura guarita grazie al plasma ma i postumi del virus l'hanno uccisa

Daniela Scherrer

La 62enne biologa era ricercatrice e insegnante all’Università di Pavia. La figlia: «Dovevo sposarmi in San Teodoro, invece lì le darò l’addio» 

PAVIA. Ha lottato per tre mesi, prima contro il Covid-19 e poi contro le complicanze che avevano minato il suo organismo, assolutamente sano prima di essere aggredito dal virus. Laura Botta, 62enne biologa pavese, ricercatrice e insegnante di Fisiologia generale al dipartimento di Biologia dell’Università di Pavia, si è spenta giovedì mattina all’ospedale di Voghera, dove era giunta tre settimane fa dopo il trasferimento dal San Matteo di Pavia. A piangerne la scomparsa è il marito Maurizio Chieppi, informatore scientifico, i figli Marco, di 32 anni, cuoco e Francesca, di 28 anni, insegnante all’Istituto Maria Ausiliatrice. E la sorella Paola, con cui aveva un rapporto speciale. È Francesca a parlare della mamma e di come il Covid le abbia stravolto la vita in una manciata di mesi: avrebbe infatti dovuto sposarsi il 16 maggio scorso con il collega Renato Ricciardi. «Una cerimonia attesa e sognata in quella basilica di San Teodoro che mamma amava tanto – spiega –. Invece a San Teodoro domani darò l’ultimo saluto a mia madre. Non riesco ancora a crederci». Le esequie sabato mattina, poi il trasferimento al cimitero maggiore.

Ingegnere della Cameron ucciso dal Coronavirus. La malattia aveva già portato via madre e padre

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Laura Botta era entrata al San Matteo il 15 marzo, dopo una settimana trascorsa a casa con la febbre alta. Il tampone aveva rilevato la positività della donna al Covid e per le difficoltà respiratorie riscontrate era stata intubata e sedata. Una settimana dopo era stata una delle prime pazienti ad essere sottoposta a terapia con il plasma e nel giro di pochi giorni il virus era stato sconfitto. I due tamponi successivi erano negativi. Ma il calvario non era finito. «Il Covid aveva lasciato in lei pesanti tracce – commenta la figlia Francesca –. Erano stati compromessi i polmoni, poi i reni e infine il cuore. I medici hanno detto che è stata una guerriera. Ma alla fine non ce l’ha più fatta e ieri è stato fatale un arresto cardiaco. Sapevamo che negli ultimi giorni era peggiorata. Quando a Voghera aveva riaperto gli occhi speravamo che ce la potesse fare: era il 16 maggio, giorno in cui io e Renato avremmo dovuto sposarci; per noi un segno. Il primario, dottor Raimondi, ci aveva consentito di farle due video-chiamate. Le avevo detto che stavamo tutti bene, l’ho vista sorridere. Penso che abbia resistito fino ad avere la certezza che i suoi cari fossero in salute, poi è ricominciato il declino. I medici avevano sperato fino all’ultimo di salvarla, anche perché mia madre era una donna sana, solo leggermente sovrappeso». Francesca descrive la mamma come una donna totalmente dedita al lavoro e alla famiglia. E anche Renato, il futuro genero, ha parole d’affetto: «Mi sono sentito veramente amato da lei – dice –. Era una seconda madre». —

Daniela Scherrer

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