

Cronaca
La protesta degli specializzandi: «Noi in prima linea, ora aiutateci»
Donatella Zorzetto / PAVIA
«Ci avete messo in prima linea durante l’emergenza Covid, e ora non solo non ci riconoscete il percorso di formazione specialistica, ma neppure il bonus assegnato agli altri medici»; «Noi studenti in Medicina non siamo considerati: il ministro ha convocato un tavolo per il 25 giugno accogliendo gli specializzandi ma non noi, che pure ci siamo schierati contro l’insostenibile condizione dei medici bloccati nell’imbuto formativo». Sono le voci dei giovani rappresentanti dell’area medica che ieri pomeriggio hanno protestato in piazza della Vittoria, a Pavia.
La protesta
Studentesse e studenti, medici neoabilitati, camici grigi (esclusi dalle scuole di specializzazione dove i posti disponibili sono la metà rispetto al numero dei candidati, ma comunque impiegati in corsia come precari) medici in formazione specialistica e generalista: tra questi c’erano Tommaso Manciulli, specializzando ed Elisabetta Franchina, studentessa rappresentante del consiglio universitario nazionale, affiancati dalla segretaria del sindacato Fpl Cgil, Patrizia Sturini.
«Chiediamo che il governo e la Regione si prendano le proprie responsabilità, stanziando più borse di specializzazione e più contratti di medicina generale – hanno sottolineato i giovani –. E nel lungo periodo chiediamo più coniugazione tra medicina del territorio e ospedaliera».
Senza bonus[
Lunedì 22 giugno gli specializzandi torneranno in piazza di nuovo per protestare, questa volta per il bonus Covid non riconosciuto. «Ci hanno mandato in prima linea a combattere il virus insieme ai colleghi specialisti, ma il bonus non ce l’hanno dato», dicono. «Da anni in Italia tantissimi giovani medici sono fermi in un limbo formativo non potendo proseguire la loro formazione per diventare specialisti o medici di medicina generale – spiega Tommaso Manciulli, “camice grigio” ed ex rappresentante dell’associazione studentesca Gruppo Kos –. La creazione di questo “imbuto formativo” avviene nel contesto di una carenza di specialisti, e di una continua fuga all’estero di giovani medici che sono attratti da migliori condizioni lavorative».
Le richieste
«La risposta alle nostre richieste non arriverà unicamente dal confronto con le istituzioni – concludono Manciulli e Franchina –. Continueremo a scendere in piazza fino a quando la vergognosa e, ormai, insostenibile condizione dei medici bloccati sarà superata; la rete formativa sarà ampliata; tutti e tutte avranno una formazione medica post-laurea di qualità e uniforme su tutto il territorio nazionale; il contratto di formazione medica garantirà i diritti dei medici in formazione e rispetterà il loro lavoro; infine verrà restituito alla medicina territoriale il ruolo cardine che ha nel garantire assistenza alla popolazione». —
