05/08/2021 Milano, inizio della vaccinazione anti covid-19 nelle farmacie. La farmacia Ambreck la prima ad effettuare i vaccini a Milano
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i dati

In provincia di Pavia ci sono 230 sanitari ancora senza vaccino

In Lombardia sono 2.279 gli operatori che rifiutano l’iniezione

Sono 230 gli operatori sanitari della provincia di Pavia, 2.279 in Lombardia, che ancora non si sono vaccinati. Tutti a rischio sospensione. Il dato è stato comunicato dalla Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia ai sindacati.

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Sandro Barberis

Si tratta di medici, infermieri, tecnici, ostetriche, oss, psicologi farmacisti biologi veterinari che, al momento, rientrano nella lista dei No Vax. Figure professionali che lavorano in strutture pubbliche, private e anche liberi professionisti, a contatto con i pazienti. Su di loro era caduta la mannaia del premier Draghi che aveva scelto la strada del decreto per imporre la vaccinazione anti Covid agli irriducibili. E così, in base alla normativa vigente, il decreto legge numero 44 del 2021, Palazzo Lombardia ha fatto sapere che è scattato l’iter che porterà alla sospensione dell’attività lavorativa e dello stipendio. Gli operatori non potranno esercitare fino a quando non assolveranno l’obbligo della vaccinazione anti Covid o comunque fino al 31 dicembre 2021. Ma Regione ha fatto anche sapere che è possibile il reintegro immediato in ospedale o nella struttura di appartenenza già con la prima dose, in attesa che venga concluso l’iter vaccinale.

In provincia di Pavia ci sono oltre 5mila tra infermieri, Oss e personale del comparto sanitario, mentre all’Ordine del Medici della provincia di Pavia sono iscritti 5.150 medici chirurghi e 700 odontoiatri (possono esercitare sul territorio anche medici iscritti ad altri ordini provinciali): si tratta dunque di 230 sanitari su oltre 10mila.

«I numeri - spiega Roberto Gentile, segretario provinciale Fials - sono fluidi, ma resta per le aziende sanitarie e per i sindacati la preoccupazione per un’organizzazione del lavoro che potrebbe risentire della mancanza di ulteriore personale, soprattutto nel periodo estivo. Peraltro ci risulta che Ats non abbia ancora trasmesso gli elenchi del personale non vaccinato ai rispettivi ordini a cui spetta la cancellazione”.

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Per il direttore generale di Asst, Marco Paternoster, «la situazione è in continua evoluzione. Molti, nel frattempo, stanno pensando di regolarizzare la propria posizione. L’interesse di tutti è che coloro che sono stati inseriti nell’elenco dei non vaccinati decidano di provvedere alla somministrazione, in modo che l’ente continui ad assicurare il servizio. Altrimenti si prospetta un problema organizzativo nei reparti, anche a causa della carenza di infermieri. Non dimentichiamoci infatti che siamo in pieno periodo di ferie, un riposo necessario per il personale, stremato a causa del Covid». Per il segretario Gentile la vaccinazione è «un dovere morale. “Se tutto il personale non si vaccinerà, ci saranno riflessi sulla continuità dei servizi. Regione Lombardia ha dato indicazione alle strutture ospedaliere di provvedere a sostituzioni straordinarie, proprio per evitare ricadute sull’organizzazione del lavoro e quindi ripercussioni negative su chi resta al lavoro».

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In prima istanza la legge 44 prevede che gli operatori sanitari non vaccinati siano esentati da mansioni che comportano contatti con i pazienti. In secondo luogo si può procedere con ferie forzose. In ultima istanza c’è il ricorso alla sospensione temporanea dalla professione senza stipendio. Non è contemplata la possibilità di licenziamento. La normativa è valida fino al 31 dicembre di quest’anno. Normativa che attribuisce all’Ats l’accertamento della mancata osservanza dell’obbligo vaccinale dalla quale discende la sospensione ex lege dall’attività lavorativa. L’accertamento viene comunicato dall’Agenzia di tutela della salute all’interessato, al datore di lavoro e agli ordini professionali perché ne prendano atto e adottino «i provvedimenti e le misure di competenza».

Stefania Prato