Proclamazione del nuovo Papa - Robert Francis Prevost - Leone XIV durante il secondo giorno di Conclave  — Città del Vaticano  — Giovedì 8 Maggio 2025 - Cronaca - (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse) 


Proclamation of the new Pope - Robert Francis Prevost - Leo XIV during the second day of Conclave - Vatican City — Tuesday , May 8, 2025 - News - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse)
Proclamazione del nuovo Papa - Robert Francis Prevost - Leone XIV durante il secondo giorno di Conclave — Città del Vaticano — Giovedì 8 Maggio 2025 - Cronaca - (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse) Proclamation of the new Pope - Robert Francis Prevost - Leo XIV during the second day of Conclave - Vatican City — Tuesday , May 8, 2025 - News - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse)
La visita del Pontefice

Il cuore agostiniano di Leone: così il Papa torna nella “sua” Pavia

Fabrizio Merli

Le reliquie del Santo riposano nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro: dal 2001 al 2013 Prevost ha guidato l’Ordine

Pavia. Perché Papa Leone XIV ha scelto di visitare Pavia? La risposta, scontata, è che il pontefice è un agostiniano, ne ha guidato l'Ordine come priore generale dal 2001 al 2013 e proprio a Pavia, nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro riposano le reliquie di Sant’Agostino.

Perché Pavia

Per approfondire questo legame basta soffermarsi a esaminare lo stemma di Leone XIV. Vi si trova un cuore ardente trafitto da una freccia. Una figura che rappresenta simbolicamente le parole di Sant’Agostino riportate nel libro delle Confessioni: «Sagittaveras tu cor meum charitate tua», («Hai ferito il mio cuore con il tuo amore»). Si tratta di un elemento che dal XVI secolo in poi sarà sempre presente nell’emblema degli agostiniani, pur con le diverse varianti, quale la presenza del libro simboleggiante la Parola di Dio che può trasformare il cuore di ogni uomo, come è stato per Agostino.

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Inoltre il motto, «In Illo uno unum» («Nell’unico Cristo siamo uno»), riprende le parole che Sant’Agostino pronunciò in un sermone per spiegare che «sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno». E nello scorso mese di aprile, Papa Leone XIV si è recato in visita pastorale a Ippona (l’odierna Annaba, in Algeria) durante il suo viaggio apostolico in Africa. In quella che fu la sede episcopale di Agostino, il pontefice ha piantato un ulivo e lanciato un forte appello per la pace, la fratellanza e il dialogo tra i popoli.

Dunque, la città di Pavia era in qualche modo una tappa obbligata nel percorso del Papa americano sulle orme di quello che, da sempre, è stato suo punto di riferimento. Agostino, figlio di un romano e di una berbera, alla costante e inquieta ricerca della verità che, dopo tanto errare dell’intelletto, trova finalmente nel Verbo, sigillando la sua insaziabile sete di conoscere nel battesimo impartitogli da Ambrogio. Lo stesso Aurelius Augustinus Hipponensis le cui spoglie giunsero da Cagliari, dove erano state portate da esuli fuggiti all'invasione vandala del Nordafrica a Pavia, nel 718, per volere del re Longobardo Liutprando.

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Diciannove anni dopo

Ed è sempre Sant’Agostino, il teologo, il dottore, il maggiore rappresentante della patristica occidentale (l’insieme della dottrina teologica e filosofica elaborata dai Padri della Chiesa tra il II e l'VIII secolo) a fare da filo rosso all’ultima visita di un Pontefice sulle sponde del Ticino.

Il 21 e il 22 aprile 2007 un elicottero bianco si adagia dolcemente sul campo da gioco dello stadio Pietro Fortunati. Trasporta Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, che, guarda caso, proprio ad Agostino d’Ippona dedicò la propria tesi di laurea. In San Pietro in Ciel d’Oro, dopo essersi inginocchiato di fronte alle reliquie del Dottore della Chiesa, il teologo tedesco dice: «La mia visita a Pavia acquista la forma del pellegrinaggio. È la forma in cui all’inizio l’avevo concepita, desiderando venire a venerare le spoglie mortali di Sant’Agostino, per esprimere sia l’omaggio di tutta la Chiesa cattolica ad uno dei suoi padri più grandi, sia la mia personale devozione e riconoscenza verso colui che tanta parte ha avuto nella mia vita di teologo e di pastore, ma direi prima ancora di uomo e di sacerdote».

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La visita di Benedetto XVI è, nel tempo, la più recente e quella per la quale più vividi rimangono i ricordi: il saluto dal balcone centrale del Vescovado di Vigevano, il 21 aprile, l’incontro con i dirigenti, il personale medico e infermieristico, gli ammalati e i familiari durante la visita al policlinico San Matteo del 22 aprile, la concelebrazione eucaristica con i vescovi della Lombardia, i sacerdoti della Diocesi e una rappresentanza dei padri Agostiniani negli Orti Borromaici di Pavia, l’incontro con il mondo della cultura nel cortile Teresiano dell'Università di Pavia e, infine, l’omelia durante la celebrazione dei Vespri nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, sempre il 22 aprile. Omelia durante la quale, rammentando il sacrificio del Cristo, dice: «Su questo mistero sant’Agostino ha fissato lo sguardo e in esso ha trovato la Verità che tanto cercava: Gesù Cristo, Verbo incarnato, Agnello immolato e risorto, è la rivelazione del volto di Dio Amore ad ogni essere umano in cammino sui sentieri del tempo verso l'eternità. Scrive l'apostolo Giovanni: “In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. Qui è il cuore del Vangelo, il nucleo centrale del Cristianesimo. La luce di questo amore ha aperto gli occhi di Agostino, gli ha fatto incontrare la “bellezza antica e sempre nuova” in cui soltanto trova pace il cuore dell'uomo».

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Giovanni Paolo II

E tornando indietro nel tempo, ancor prima di Benedetto, il 3 novembre 1984 Pavia accoglie Giovanni Paolo II. L’occasione è una visita pastorale in Lombardia e Piemonte nella ricorrenza dei quattrocento anni dalla morte di San Carlo Borromeo.

«La vostra – dice il Papa polacco nel corso dell’incontro con i cittadini pavesi – è una straordinaria storia religiosa, che ha scandito la vostra storia civica e sociale con ritmo propulsore. Ne sono viva testimonianza le bellissime e numerose chiese romaniche. Già nel 1300, per una popolazione di ventimila anime, se ne contavano fino a centotrentacinque, segno della convinzione che, senza Dio, non si costruisce la città terrena a servizio dell’uomo. Una di queste chiese ha il privilegio di custodire, oltre il vostro grande filosofo e martire del Medioevo, San Severino Boezio, i resti mortali di un genio religioso che risponde al nome di sant’Agostino: colui che, dopo aver attraversato e analizzato il gran mare di tutte le inquietudini del cuore umano, indica l’approdo della pace nell’amore di Dio».

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E più tardi, ai docenti e agli studenti dell’Università di Pavia, dice: «L’inserimento di questo incontro nel mio viaggio pastorale è dovuto al fatto che il giovane san Carlo studiò qui dal novembre 1552 il diritto canonico e civile, conseguendo il dottorato “in utroque” nel dicembre 1559 e ricevendone le insegne da Francesco Alciati, poi cardinale. Il periodo degli studi pavesi aprì l’animo del giovane facendogli, ad esempio, conoscere da vicino le difficoltà che provavano gli studenti meno agiati. Nacque così in lui l’idea di un collegio, che, da lui denominato, avrebbe avuto inizio nel 1563».

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Silvio Puccio