

Le interviste del direttore
Fontana: «Investimenti e fiducia così la città ora torna a volare»
Il presidente della Regione spinge Pavia: «Puntiamo su chip e Waterfront»
E ora, dopo che Matteo Salvini ha vinto con il 76 per cento dei voti, ma che il fronte dei governatori con il federalismo al centro non ha perso, si riparte. Ne è convinto Attilio Fontana, a Firenze per la riunione delle Regioni con il presidente Sergio Mattarella, all’indomani del congresso nella Lega, e oggi, dopo le tensioni e i malumori si tenta di riavviare una macchina che deve ripartire in fretta se non vuole perdere ulteriori consensi alle prossime elezioni.
Da dove si riparte?
«Il congresso è stato una occasione di confronto fra sensibilità diverse che nel partito, specie al Nord, esistono. Con Massimo Garavaglia e Massimiliano Romeo abbiamo dato voce a queste istanze che, di fatto, sono state accolte praticamente tutte».
Cosa resta dopo il congresso?
«È stata accolta la nostra mozione per riportare il tema settentrionale al centro del dibattito del governo. Il federalismo, che oggi entra nel simbolo della Lega, può e deve tornare a essere il nostro obiettivo per rilanciare un Paese che nel centralismo fatica a trovare soluzioni. Ora auspichiamo che dai testi delle mozioni e dalle intenzioni dichiarate si facciano passi avanti concreti. Anche aprendo una discussione sull’organizzazione del partito».
Chi saranno i nove componenti della segreteria politica ? Ci sarà anche qualcuno della minoranza?
«Non si sa ancora, è presto per dirlo».
Salvini è stato netto sull’Ucraina: dirà no agli aiuti militari ed economici. Lei lo seguirà?
«Io sono più governativo».

Da dove nasce l’esigenza di riportare il dibattito al Nord?
«La regione Lombardia riesce a essere competitiva perchè non si ferma, perchè ha in se una tensione innovativa costante che non le fa mai abbassare la guardia, perchè cerca soluzioni. E’ anche quella che crea il maggior gettito fiscale, che contribuisce al buon funzionamento e al mantenimento del sistema Italia, e se si mette in difficoltà la Lombardia è chiaro che si rischia di creare un danno che può essere pericoloso per il resto del Paese. Occorre favorire chi va veloce, non cercare di rallentarlo per ridurre il divario rispetto a chi va più lento. Al pari bisogna aiutare chi va più piano ad andare più forte».
Presidente parliamo di Pavia.
«Io sto seguendo i suoi sviluppi molto da vicino, a partire dal distretto della microelettronica al Parco Cardano, un progetto che unisce ricerca scientifica, aule universitarie e spazi per aziende private».
Una svolta per la città?
«Assolutamente. Un polo che potrebbe svilupparsi e creare un volano virtuosissimo per tutta la città, in cui si attirerebbero per altro competenze alte, altissime. Pavia può spiccare il volo, ha diverse opportunità che non deve lasciarsi sfuggire».
Quali i vantaggi di un distretto per la microelettronica?
«Innumerevoli. A partire dagli investitori stranieri che saprebbero subito a chi andare a citofonare. Sembra assurdo ma ancora troppo spesso succede: gli investitori stranieri trovano tante, a mio parere troppe difficoltà».
Qual è la soluzione?
« Alleggerire, semplificare, agevolare è determinante per attirare nuovi capitali. Per il resto noi abbiamo tutto, le menti migliori, la voglia di fare, il coraggio di investire. Dobbiamo creare l’ambiente più semplice per realizzare le grandi cose».
Che prospettive intravede per questa città?
«Vogliamo sostenere qualunque tipo di sviluppo, puntiamo sui chip, sull'innovazione, sulla ricerca, ma anche su un altro progetto di riqualificazione».

Quale?
«Il Waterfront, conosciuto anche come Pavia Città d'Acqua, un ampio piano di rigenerazione urbana volto a riqualificare la sponda sinistra del fiume Ticino e a connetterla con il tessuto cittadino».
Pavia ha sofferto la vicinanza con Milano. Come può uscirne?
«Sono convinto che Pavia abbia voglia di togliersi di dosso quel senso di depressione, di abbandono che c'è stato negli ultimi anni. Per farlo deve cambiare mentalità, credere nelle proprie possibilità. Pavia città porta in se delle eccellenze straordinarie, dall’Università al polo medico sanitario. Ma deve guardare anche fuori».
In che senso?
«Il tema turistico va assolutamente rafforzato. Il centro storico è bellissimo e va raccontato, fatto conoscere. Il territorio intorno è stupendo. Io ogni volta che vado in Oltrepò scopro un mondo bellissimo. A pochi chilometri da Milano che è ancora terra sconosciuta alla maggior parte»
