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Elezioni regionali, in Lombardia 6 elettori su 10 non votano. Pavia, affluenza al 38,5%: le mappe e i dati

Anna Ghezzi

Affluenze ancora parziali, i seggi si sono chiusi alle 15

Urne chiuse alle 15 di lunedì dopo un’altra mattinata di voto, ma non sembra esserci stato un boom di affluenza nelle ultime ore che potesse cambiare il trend in picchiata della partecipazione emerso già nella giornata di domenica.

L’affluenza si ferma dunque intorno al 40% (arrivati un seggio su 3 circa) e in provincia di Pavia va pure peggio, non arriva al 40% (38,94% alle 15.09, scende ancora al 38,19% a 151 seggi su 186), ancora peggio hanno fatto Varese, Mantova, Sondrio, Lodi, Como.

Il presidente della Lombardia Attilio Fontana in conferenza stampa per commentare il voto, 13 febbraio 2023. E' stata una "vittoria di squadra, portata avanti in maniera coesa" da tutta la coalizione, ha detto.    ANSA / Davide Canella
Il voto in diretta

Regionali Lombardia, trionfa il centrodestra: Fontana 56%, Majorino 33%, Moratti 10%, Ghidorzi 1%. Fratelli d’Italia primo partito al 26%. LA DIRETTA

L’affluenza più alta al momento (alle 15.12, 48 sezioni su 205) in provincia di Brescia con il 46%. E quando mancano solo un’ottantina di seggi alla chiusura delle affluenze – poi comincerà lo spoglio – la percentuale di votanti si attesta al 41,69%: significa che sei lombardi su 10 non hanno votato. In provincia di Pavia con 178 seggi su 186 siamo al 38,18, ancora meno. Chi vincerà, dunque, conta su una base di consenso molto stretta, meno della metà degli aventi diritto ha scelto tra i quattro candidati alla presidenza e i candidati territoriali.

Ma perchè un’affluenza così bassa? «Non esiste una risposta univoca – spiega Guido Legnante, professore di Scienza politica all’università di Pavia che lunedì pomeriggio con Margherita Bordignon e Flavio Chiapponi, ricercatori della stessa università, ha risposto alle nostre domande in diretta su Youtube –. Da un lato ci sono cambiamenti di lungo periodo nella cultura politica, con il voto che viene sempre meno sentito come un dovere ma più come un diritto, con l’opzione di non votare, anche, ma non solo, per mandare un segnale ai politici». Ma non è solo questione di malcontento: «C’è poi il fatto – prosegue Legnante - che si trattava di fatto di elezioni poco competitive: in Regione vince da sempre il centrodestra e in questa tornata elettorale, a una prima impressione, non c’è mai stato un testa a testa tra due coalizioni o candidati. Nel 2018, che pure aveva visto un calo della partecipazione, d’altra parte le regionali erano in contemporanea alle politiche, e quindi da un lato erano state spinte e dall’altro avevano spinto la partecipazione, mentre quest’anno si è votato per le politiche non troppo tempo fa. Per molti, questo non è stato uno stimolo, come dire, si erano già espressi pochi mesi fa e non hanno reputato utile o urgente tornare a esprimersi. Infine, viste le ultime esperienze, è possibile vedere una qualche correlazione tra il basso numero di candidati nel sistema elettorale e la poca partecipazione, e poca conoscenza da parte dei cittadini di quanto sia importante la regione in alcuni aspetti quotidiani come sanità e trasporti».