l’omicidio di vigevano

Due esistenze al limite fuori e dentro il carcere: dalle risse nei bar a un epilogo tragico

Sandro Barberis

L’omicidio di Vigevano. Leone anni fa aveva occupato un alloggio a palazzo Riberia, Cleo Stefanescu fin da 18enne coinvolto in giri poco chiari

VIGEVANO. Due vite al limite, spesso sopra le righe. Destini incrociati tra le sbarre del carcere, pensando di fare l’affare con una partita di cocaina.

Una vita spezzata, quella di Luca Leone 42enne che aveva sempre vissuto tra Vigevano e Cassolnovo. Ed un’altra esistenza, quella di Cleo Koludra Stefanescu, 25 anni , romeno, cresciuto a Vigevano, che dovrà confrontarsi con l’accusa pesantissima di omicidio volontario e la possibilità concreta di passare buona parte dei propri giorni tra le quattro mura di un galera.

Luca e il suo passato complicato

Luca Leone aveva una compagna, nessun figlio. Qualche lavoretto saltuario ricordano alcune persone della zona. Ogni tanto nella casetta di corso Novara dove viveva in affitto arrivavano i carabinieri, semplici controlli per schiamazzi. Niente di più. Ma di certo, come ricordano nel vicinato, Luca si lasciava andare bevendo un po’ troppo vinello bianco come testimoniano anche le decine di cartoni raccolti nel sacco davanti a casa e pronti per la raccolta differenziata.

La casa di corso Novara a Vigevano. Sopra, Luca Leone. Sotto, Cleo Kolundra Stefanescu
il delitto

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Maria Fiore

Luca in precedenza aveva vissuto, come occupante, nell’ex orfanotrofio di palazzo Riberia nell’omonima via del centro storico. Una struttura seicentesca da anni abbandonata e che per diverso tempo era diventata un tetto per chi un tetto non ce l’aveva. Come Luca.

E proprio Luca Leone durante le varie fasi di tensioni con il Comune era intervenuto pubblicamente, parlando con i giornalisti. «Questa è casa nostra, ho fatto anche dei lavori. Metteteci in regola», aveva detto. Alla fine però, nel 2014, la giunta leghista aveva ordinato lo sgombero forzato. Via tutti, compreso Luca Leone che aveva protestato in maniera veemente. Dopo palazzo Riberia, Luca Leone si era trasferito a Cassolnovo, sempre sopra le righe. Si era preso una querela e poi una condanna per un’aggressione a un altro cliente di un bar a cui aveva rotto il setto nasale.

«Un’esistenza difficile - ricorda un avvocato che lo difese in passato per aggressioni e reati minori vari -. Un temperamento forte e diffidente». Una vita dentro e fuori dal carcere e proprio in carcere ha conosciuto il suo assassino.

Cleo e una vita sopra le righe

Cleo Koludra Stefanescu, 25 anni, finora ha vissuto sopra le righe. Aveva smesso presto con il calcio, con le giovanili del vecchio Vigevano. «Ma poi era sempre un dentro e fuori dal carcere», ricorda un vecchio compagno delle giovanili ducali. Risulta residente nella zona di corso Brodolini con una sorella, sui social postava foto con i parenti ma anche con auto di lusso e momenti di relax in terme accompagnati da calici di champagne.

Dopo aver frequentato le scuole medie alla Besozzi, con buon risultati nelle gare studentesche d’atletica, aveva studiato in città. Poi una gioventù segnata da reati: recuperi di credito che si trasformavano in estorsioni, spaccio di droga. E da ultima anche una rissa in carcere a Vigevano tra detenuti su cui si deve ancora esprimere il tribunale di Pavia. Giri brutti insomma, sul filo del rasoio tra la legalità e l’illegalità. Da ieri però Cleo dovrà rispondere anche d’omicidio.