

Caso Garlasco, Andrea Sempio a Roma presso il laboratorio Genomica per il colloquio con la psichiatra — Roma— Italia — Martedì 12 Maggio 2026 — (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse)
Garlasco enquire , Andrea Sempio in Rome for a psychiatric consulting —Rome— Italy — May 12 Tuesday 2026 - News - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse
L’editoriale
Delitto di Garlasco, sfuma l’inchiesta principale su Sempio e si rischia di perdere di vista la sostanza
Tra risvolti clamorosi e mille rivoli rimane il retrogusto di una vicenda dalla fine ancora lontana
Garlasco. Le indagini su Andrea Sempio si sono chiuse il 28 settembre. In modo definitivo, visto che una prima chiusura dell’inchiesta bis sul delitto di Garlasco c’era già stata, il 7 maggio. Eppure questo doppio sigillo, reso ancora più categorico da una nota del procuratore Fabio Napoleone (la numero otto, in un anno e mezzo di indagine), non è bastato: tra risvolti clamorosi (alcuni per ora solo annunciati), Dna che appaiono e scompaiono nel volgere di una giornata, provette con liquidi preziosi smaltite come rifiuti, rimane il retrogusto, la sensazione insoddisfatta di una vicenda dalla fine ancora lontana.
Resta sempre qualcosa da chiarire, un segreto da decifrare, qualcosa di non detto che potrebbe nascondere leggerezze (a voler pensare bene) o nefandezze. L’inchiesta madre – quella appunto a carico di Sempio – continua a dipanarsi in altri rivoli, che assomigliano troppo poco alla loro matrice e anzi se ne discostano, diventando un’altra cosa. Spesso sgonfiandosi nel giro di pochi giorni, qualche settimana. Dopo le decine di querele per diffamazione, con altrettanti procedimenti penali che stanno impegnando le procure di Pavia e Milano, e dopo un’inchiesta per corruzione in atti giudiziari che dopo una tappa a Brescia (e l’archiviazione delle accuse per l’ex pm Mario Venditti) è approdata di nuovo alla procura di Pavia, lo stesso luogo da cui era partita, ora sotto indagine è finita l’indagine stessa, quella del 2007.
Si scava nell’operato dei Ris che all’epoca indagarono sul delitto, si setacciano documenti, scambi di mail, relazioni e appunti manoscritti. Si guardano al microscopio dettagli, spesso molto tecnici. La Procura di Pavia, che ha aperto un fascicolo ancora senza indagati e senza ipotesi di reato, dirà se c’è stato dolo, se qualcuno ha sbagliato con la volontà di orientare l’indagine solo su Alberto Stasi. Ma mentre tutti questi fronti si aprono, ecco il paradosso: l’inchiesta principale sfuma. Il contorno diventa più importante della sostanza. Chi ha ucciso Chiara Poggi? Alberto Stasi è finito in carcere ingiustamente? Quali sono, a conti fatti, le prove che sia stato commesso un errore giudiziario? Andrea Sempio, tra una comparsata e l’altra in tv, ci riporta alla realtà, ricordandoci che tutto è partito da lui, dal sospetto che suo possa essere il Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi, lasciato forse durante l’aggressione mortale. Le analisi genetiche che hanno tenuto banco per mesi (con una lunghissima maxi perizia) non hanno però fornito certezze assolute.
Solo l’eventuale processo darà un peso a questo indizio e agli altri messi in fila dai pm e di cui oggi non si parla quasi più: l’impronta sul muro (che i pm dicono sia dell’indagato), i soliloqui registrati in auto, i suoi diari, le tre telefonate fatte a casa Poggi prima dell’omicidio. E mentre i genitori di Chiara Poggi sono rimasti tra i pochi a credere nello Stato, che ha dato loro un colpevole per l’omicidio della figlia, cresce, in questo clima di incertezza, la sfiducia della gente comune nel sistema giustizia.
La speranza è che al netto degli errori, tutti da accertare, si arrivi a un punto fermo. In fretta.
