Caso Garlasco, Andrea Sempio a Roma presso il laboratorio Genomica per il colloquio con la psichiatra — Roma— Italia   — Martedì 12 Maggio 2026  — (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse) 

Garlasco enquire , Andrea Sempio in Rome for a psychiatric consulting —Rome— Italy  — May 12 Tuesday  2026 - News - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse
Caso Garlasco, Andrea Sempio a Roma presso il laboratorio Genomica per il colloquio con la psichiatra — Roma— Italia — Martedì 12 Maggio 2026 — (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse) Garlasco enquire , Andrea Sempio in Rome for a psychiatric consulting —Rome— Italy — May 12 Tuesday 2026 - News - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse
Le perizie

Delitto di Garlasco, i consulenti della procura: «Il Dna sulle unghie di Chiara Poggi? È riconducibile ad Andrea Sempio»

Maria Fiore

I genetisti dei Pm escludono la contaminazione: rafforzata la tesi dell’accusa

GARLASCO Il Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi, da cui la nuova indagine è partita, è «riconducibile» ad Andrea Sempio. Una compatibilità che non è frutto di una «contaminazione» durante l’analisi né di un «fenomeno casuale». Per i consulenti dei pm, i genetisti Carlo Previderè e Pierangela Grignani, «la sola spiegazione scientificamente attendibile, in quanto la più ragionevole per la concordanza degli alleli» è che «Sempio (e tutta la sua linea paterna) non possa essere escluso quale soggetto contributore».

La conclusione è contenuta in una relazione integrativa dei genetisti, che fa parte della documentazione depositata con l’avviso bis di conclusione delle indagini. La valutazione dei genetisti della Procura non dà certezze, ma avrà il suo peso nell’eventuale processo a carico di Sempio, accusato di avere ucciso la 26enne Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007 nella sua villa di via Pascoli a Garlasco.

Lo scontro

Il tema è quello dei due campioni di Dna estratti dalle unghie di Chiara Poggi, che furono al centro della perizia De Stefano nel 2014 e oggetto della maxi perizia di Denis Albani in questa nuova indagine. Albani a dicembre dello scorso anno aveva accertato che quel Dna maschile estrapolato dalle unghie di due dita di una mano di Chiara Poggi è compatibile con quello di Sempio o dei componenti della linea paterna della sua famiglia. Una compatibilità in un caso valutata «moderatamente forte» e nell’altro «moderata» ma che non ha offerto una conferma all’ipotesi della Procura, e cioè che quel materiale genetico si sia depositato mentre Chiara si difendeva da un’aggressione mortale messa in atto da Sempio.

Albani nella sua perizia aveva detto che era impossibile stabilire con rigore scientifico se quelle tracce genetiche siano state «sotto o sopra le unghie» della ragazza né quando e come si siano depositate, se «per contaminazione, per trasferimento diretto o mediato» da un oggetto. Inoltre, non aveva escluso la possibilità di «artefatti».

I consulenti dei pm, invece, concludono dicendo che «non sussistono contaminazioni in traccia nei reagenti utilizzati per l’estrazione e l’amplificazione dei margini ungueali».

L’altro Dna

E lo scontro (ma che non coinvolge Sempio) prosegue anche sull’altro Dna, quello dei pedali della bici di Alberto Stasi, che risultò compatibile nei laboratori dei Ris con il profilo genetico di Chiara Poggi il 19 settembre 2007, mentre si “volatilizzò” il giorno dopo. Un mistero che ha suscitato l’indignazione degli avvocati della difesa di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, e dei loro consulenti. «Il 19 settembre due analisi danno esito positivo per il Dna di Chiara, il 20 sugli stessi due campioni il tracciato è piatto e quindi non c’è Dna. Per un biologo è assurdo: non è possibile avere due risultati positivi e il giorno dopo due risultati negativi – è il pensiero di Pasquale Linarello, biologo e genetista della difesa Stasi –. È evidente che nell’iter analitico è successo qualcosa, quel risultato avrebbe dovuto portare a nuovi approfondimenti». La difesa contesta anche la mancata comunicazione di quel dato, ma secondo le carte dell’epoca del test del 20 settembre gli avvocati di allora (Giarda e Colli) ne sarebbero stati a conoscenza. Le carte dicono che la difesa di Stasi partecipò alla prima fase degli accertamenti, ma decise il 17 settembre 2007 di non proseguire e sollevò poi un’eccezione di nullità per il mancato avviso, respinta dalla pm Rosa Muscio e mai più riproposta. In una nota scritta Francesco Avato, consulente della difesa Stasi, fa riferimento proprio alle analisi svolte in sua assenza il 20 settembre.