l’alfabeto elettorale

Dalla A di altarino alla Z di Zucconi: ecco l’alfabeto del voto a Pavia

Fabrizio Merli

L’alfabeto della campagna elettorale (e i suoi retroscena): Zucconi cade in piedi, Vittorio Poma ci ha preso in pieno

Pavia. La campagna elettorale e la due giorni di voto messa in fila, in ordine alfabetico. I protagonisti, le situazioni, gli slogan, i momenti più felici e quelli non proprio memorabili. Ecco cosa lascia, nella memoria degli elettori e degli osservatori della politica, la corsa alla poltrona più alta di palazzo Mezzabarba della primavera 2024.

  • A come altarino: i maligni sostengono che Alessandro Cantoni ne tenesse uno nascosto nell’armadio e la sera, al riparo da sguardi indiscreti, pregasse di non essere eletto sindaco. Giudizio: mistico.
  • B come ballottaggio: l’eventualità più temuta da tutti: candidati sindaci, candidati consiglieri, truppe cammellate e giornalisti. L’incubo era lo scrutinio oltre i 35 gradi centigradi con la classica sezione che si inchioda. Giudizio: apocalittico.
  • C come comunisti: tre liste in tema, Rifondazione comunista, Potere al popolo e Partito comunista dei lavoratori. I più moderati hanno temuto di trovare bande di cosacchi che abbeveravano i cavalli alla fontana dei marinai. Giudizio: proletario.
  • D come dimezzare: un piccolo miracolo della segretaria cittadina di Fratelli d’Italia: avere il 31,3 per cento dei consensi la mattina e il 15,1 per cento il pomeriggio. Menzione d’onore per la giustificazione: «Pavia è andata meglio rispetto a Bergamo». Giudizio: messianica.
  • E come eleganza: quella che è decisamente mancata a chi nel centrodestra locale ha “fatto fuori” politicamente il sindaco Fabrizio Fracassi senza avere il coraggio di dirglielo, ma facendo ricorso a “sicari” milanesi. Più o meno come scaricare la fidanzata con un messaggino su whatsapp. Giudizio: imbarazzante.
  • F come Fraschini: lo hanno beccato davanti a un suo manifesto abusivo e lui ha detto che gliene avevano rubato un pacco da 100. Ladri benefattori che prima rubano e poi vanno ad attacchinare colti dal rimorso verso la loro vittima. Il “Roby Baggio” del Consiglio comunale mancherà. Giudizio: fantasista.
  • G come Grisolia: uno dei tre candidati comunisti, quello del Partito dei lavoratori, che ha trovato 200 firme per depositare la lista alle comunali, ma poi ha raccolto 74 voti. Giudizio: senza voto.
  • H come Horti: location bucolica sul Lungoticino nella quale si sono tenuti due confronti tra i vari candidati sindaco. Quando è arrivato Cantoni ha cantato un gallo: qualcuno lo aveva già tradito. Giudizio: evangelico.
  • I come insetti: centinaia di migliaia di amanti del buon cibo stanno pregando perché Angelo Ciocca sia rieletto in Europa e scongiuri le frittate di scarrafoni che Bruxelles ci vorrebbe imporre. Giudizio: entomologico.
  • L come Lissia: ha quattro sorelle, numerosi cognati, svariati nipoti e un plotone di candidati che si sentono già la delega assessorile in tasca. Ha gestito bene la campagna elettorale, adesso servirebbe un impianto semaforico. Giudizio: affollato.
  • M come Moggi: hanno cercato di incastrarla per una piscina rimovibile e ha preso 715 preferenze. Se si fa costruire una vasca da 25 metri in giardino può puntare direttamente al Quirinale. Giudizio: inarrestabile.
  • N come Niutta: è la Dinasty di Pavia. La zia Cristina, ex di Forza Italia, ora è passata al Pd e ha ottime chance di approdare in Consiglio comunale. Il nipote Nicola è passato da Pavia prima a Fratelli d’Italia e ha centrato la rielezione al Mezzabarba, seppure in minoranza. Maurizio tiene tutti d’occhio. Giudizio: patriarcale.
  • O come onda: in politica è decisivo indovinare quella giusta e cercare di restare il più possibile sulla cresta. Paolo Gramigna, passato dal Pd al centrodestra poco prima delle elezioni, è saltato sul carro del perdente. Esercizio sgradevole. Giudizio: intempestivo.
  • P come Poma: l’ex presidente della Provincia ed ex consigliere comunale ha fiutato l’aria e ha dato il suo endorsement al candidato Michele Lissia. L’avversario Cantoni ha subito bollato il centrosinistra: «Annaspano», ha detto. Pronostico piuttosto errato. Giudizio: tempestivo.
  • Q come quadro: raccontano che lunedì pomeriggio si è aperta la porta dell’anticamera dell’ufficio del sindaco e ne è uscito il sindaco uscente (appunto) Fracassi con un quadro da sistemare in auto insieme agli scatoloni, ai portapenne e agli altri oggetti personali. Giudizio: malinconico.
  • R come Rinascimento: per cinque anni il sindaco Fracassi (ancora lui) ha vaticinato l’imminente avvìo di un nuovo Rinascimento pavese. Più volte lo ha citato ai discorsi di San Siro - quello della maledizione -. Ma molti pavesi, e primi fra tutti i più complottisti, ritengono di non essere mai usciti dal Medio Evo nonostante il capoccione di Leonardo da Vinci parcheggiato davanti a palazzo Mezzabarba. Giudizio: storico.
  • S come slogan: Alessandro Cantoni, campione del centrodestra, all’inizio prometteva davvero bene con “Cantoni in tut i cantun”. Ma forse il riferimento era alla confederazione elvetica, perché sul territorio di Pavia lo si è visto davvero poco. Al pari della sua comunicazione, decisamente carsica, o forse destinata a un pubblico molto selezionato e dai gusti estremamente raffinati. Giudizio: svizzero.
  • T come Trivi: quello che è stato tra i più sportivi assessori della giunta Fracassi è scivolato su un “clippino” pubblicato sui social. In sintesi, ha confessato che il Covid non gli ha lasciato il tempo di fare quello che avrebbe voluto, che il Comune non ha un ufficio dedicato e quindi non chiedeva fondi alla Regione, allo Stato e all’Europa (sarebbe bastata una telefonata a San Genesio) che il Diluvio, le cavallette, la pestilenza, lo sciopero dei trasporti...il buon vecchio John Belushi sarebbe orgoglioso di lui. Giudizio: cinematografico.
  • U come understatement: termine inglese che quelli fighi utilizzano per significare mai al di sopra delle righe, moderato, pacato. Moderata la campagna elettorale di Cantoni; moderata la campagna elettorale di Lissia. Poi è arrivata Daniela Bonanni e con un paio di “vaffa” ben piazzati ha riportato tutti alla vita reale. Giudizio: elettroshock.
  • V come Vannacci: il generalissimo ha dimostrato che basta sostituire la parola “omosessuali” alla parola “insetti” e ti si apre davanti una carriera. Angelo Ciocca aveva promesso che in provincia di Pavia il capo della Folgore non lo avrebbe surclassato, e ha avuto ragione. Peccato che fuori da Pavia ci fossero la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e la Valle d’Aosta. Ora Vannacci tiene il profeta di San Genesio in equilibrio sul filo della sciabola. Giudizio: marziale.
  • Z come Zucconi: l’assessora ai Servizi sociali della giunta Fracassi è riuscita a cadere in piedi. Mentre suoi colleghi come Antonio Bobbio Pallavicini e Barbara Longo dovranno traslocare gli effetti personali dai banchi della giunta a quelli decisamente più scomodi dell’opposizione, lei zitta zitta si è infilata la fascia tricolore di Santa Maria della Versa. Il sangue dell’Oltrepo non mente mai. Giudizio: previdente.