

Cronaca
Case Maugeri affidate al Comune
LEGGI: "RIPRENDIAMOLI", la sfida per i beni confiscati alla mafia
PAVIA. L’Agenzia nazionale per i beni sequestrati destinerà al Comune di Pavia due appartamenti, in via Ambrogio da Fossano, confiscati alla fondazione Maugeri. La giunta ha appena dato parere favorevole. La fondazione aveva patteggiato in relazione all’accusa di corruzione per alcuni suoi dirigenti e i due appartamenti facevano parte del patrimonio immobiliare grazie al quale era stato concesso il patteggiamento.
Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene
(dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)
«Il riuso sociale dei beni confiscati – sottolinea il sindaco, Massimo Depaoli – è uno dei più importanti nella percezione della lotta all'illegalità perché ci parla di autentico riscatto civile. E' la prima volta che a Pavia e ai suoi cittadini, feriti più volte da corruzione e criminalità organizzata, sono restituiti beni frutto dell'illegalità, e come giunta ci impegniamo a dare la massima trasparenza alla vocazione sociale del loro nuovo utilizzo». Gli appartamenti, infatti, verranno utilizzati come case popolari. La possibilità di manifestare interesse all'acquisizione era stata trasmessa al Comune di Pavia dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. «Anche per questo – ricorda Depaoli – tra gli impegni che abbiamo assunto con la delibera "Trasparenza a costo zero" approvata nel primo anno di mandato, garantiremo la massima informazione, tramite il sito del Comune, su tutto il percorso che porterà questi beni a convertirsi in funzioni di utilità sociale. Non serve dilungarsi infatti, io credo, su quanto la diffusa consapevolezza in ordine a questo procedimento può giovare alla comunità nel senso della formazione civica e della fiducia nell'operato delle istituzioni».
Ma cosa prevede la delibera "Trasparenza a costo zero"?
«Innanzitutto la messa online di dati sui beni confiscati. – interviene l'assessore con delega alla Legalità Giacomo Galazzo – Occorre fare di tutto per evitare che un bene confiscato gestito da un Comune si trasformi in un "oggetto di scambio" atto a garantirsi voti in occasione delle elezioni o comunque venga assegnato in forme completamente discrezionali e senza alcun controllo sulla reale attività svolta».
Ma cosa prevede la legge? Gli enti territoriali sono tenuti a redigere un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, periodicamente aggiornato. L'elenco deve essere reso pubblico. L'intento è quello di creare una grande banca dati in capo all'Agenzia, che costantemente monitori e aggiorni la situazione dei beni confiscati in Italia. «Per questo - conclude l'assessore Galazzo - i Comuni che gestiscono un bene devono dare informazioni in formato open data alla società civile e all'"Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla mafia", specificando: informazioni generali sulla confisca, a chi è stato confiscato il bene, notizie sul loro stato d'uso, le forme di assegnazione (secondo bando, per assegnazione diretta) e il progetto sull'utilizzo che s'intende fare da parte dei richiedenti, con specifica convenzione e, semestralmente, lo stato dell'arte sulla gestione della struttura e delle attività svolte».
