

Cronaca
Bufere in cantina, l’Oltrepo ci ricasca
Maria Fiore. CANNETO. La storia si ripete, più o meno con lo stesso copione. Dopo cinque anni dalla bufera abbattutasi sul vino d’Oltrepo, un altro terremoto giudiziario riporta in vita i fantasmi del passato. L’indagine del 2014 sulla cantina di Terre d’Oltrepo a Broni, con 250 avvisi di garanzia e un’accusa di associazione per delinquere costata condanne pesanti per i vertici e da cui alcuni ex amministratori si stanno ancora difendendo in un processo, non è bastata. «Colpisce che quell’indagine non abbia avuto efficacia deterrente – commenta il procuratore Giorgio Reposo –. Vorremmo evitare di ritrovarci alla prossima vendemmia a parlare ancora di fatti così gravi, che avvengono in una zona ad alta vocazione vinicola». . «Come è possibile»
Ieri mattina davanti alla sede della cantina sociale di Canneto Pavese si sono radunati diversi curiosi, attirati dagli elicotteri in volo sullo stabilimento. Facce attonite, sconcertate. Interrogativi a bassa voce: «Come è possibile che sia accaduto ancora»? In località Campo Noce, sede dell’azienda, quasi tutti vivono di vino. «Ho una distilleria qui accanto – dice un residente –, mi è capitato di lavorare con questa cantina. Pensavamo di esserci lasciati alle spalle il caso Broni, e invece...». Vicino al cancello un piccolo produttore guarda le auto schierate di carabinieri e finanza, che chiudono l’accesso anche ai dipendenti. «Prima Broni, poi siamo rimasti fregati anche con “La Versa”, adesso questa – dice l’uomo allargando le braccia –. Non so davvero come andrà a finire. Per l’Oltrepo è un disastro, anche perché chi commette reati danneggia quelli che lavorano bene. A noi l’uva quest’anno è stata pagata meno».
etichette bugiarde
L’indagine della cantina di Broni aveva scoperchiato il vaso di Pandora di un «sistema truffaldino» (in base a quanto accertato dai processi) fondato sulla produzione di vino “tarocco” venduto per pregiato, come per il Pinot grigio, e sulla falsificazione «sistematica» di documenti e fatture. Un contesto fatto di carichi di uva fantasma, esistenti solo sulla carta, terreni che, secondo i registri, avrebbero reso più della reale capacità di produzione, vini tagliati con uve di scarsa qualità o con mosti concentrati fuorilegge. Una frode che, secondo le carte di quell’inchiesta, sarebbe andata avanti per anni, tra il 2008 e il 2014, senza alcun controllo.
Lanzanova out
Nel 2016 arriva un’altra batosta giudiziaria a far tremare il mondo del vino in Oltrepo. Abele Lanzanova, amministratore delegato della cantina “La Versa”, storico marchio nella produzione soprattutto di spumanti, viene arrestato con l’accusa di bancarotta prefallimentare e autoriciclaggio. L’inchiesta decreta in pochi mesi il fallimento della cantina. Serve un anno per il salvataggio, attraverso l’acquisizione della cantina da parte della cordata formata da “Terre d’Oltrepo” e dalla cooperativa “Cavit”.
i sequestri di pinot
A maggio del 2018 nel mirino dei Nas di Cremona finisce l’azienda agricola Prago di Santa Maria della Versa. Scattano i sequestri di Pinot grigio e l’accusa di frode in commercio e contraffazione delle indicazioni tipiche: al vino sarebbe stato aggiunto zucchero. Tra le irregolarità anche l’etichetta dell’indicazione geografica: non era stato possibile verificare la provenienza del vino. —
