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Bressana, sindaco e otto eletti fanno parte dell’Anpi: «In Comune lo spirito del volontariato»
Valentino Milanesi ha 66 anni, lavorava in banca e con la pensione ha intensificato il proprio impegno nel volontariato, in particolare a sostegno dell’Auser
BRESSANA. «Non so se vorrà stappare lo spumante, non è tanto nel suo stile». Il commento, sussurrato fuori dal seggio da cui è stato eletto vincitore, lo ha fatto un suo compagno di lista. Uno che Valentino Milanesi, neoeletto sindaco di Bressana, lo conosce bene, e che lo ha tenuto aggiornato durante lo spoglio seguito rigorosamente da lontano.
Sobrio come sempre, per non dire un po’ severo, è arrivato in piazza solo quando i numeri erano pressoché ufficiali (908 voti ottenuti contro i 560 di Vasilas e i 217 di Moio), e ha accettato di brindare pubblicamente più per far contenti i compagni che per vera convinzione. E poi, subito dopo, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha esternato ciò che non aveva sbandierato in campagna elettorale: la sua appartenenza, e l’appartenenza di otto dei suoi candidati consiglieri, all’Anpi.
Non che per Bressana fosse un mistero: il “sindaco partigiano”, così come lo si potrebbe soprannominare, ha 66 anni ed è bressanese da generazioni, lavorava in banca e con la pensione ha intensificato il proprio impegno nel volontariato, in particolare a sostegno dell’Auser.
La scelta di campo
Insomma, in paese tutti conoscono la sua storia e quella della sua famiglia. Il papà Carlo (nome di battaglia Sossu) e gli zii Primo (Inglese) e Secondo (Dondo) hanno lasciato la frazione Coppa Torta per entrare nel movimento partigiano rispettivamente a 17 e 23 anni e, a guerra finita, hanno fatto in modo che i loro figli non dimenticassero l’impegno profuso per la Resistenza.
«Sin da bambino – racconta Valentino Milanesi - li ho sempre accompagnati nelle commemorazioni dell’Anpi in Oltrepo. Le lacrime di commozione che rigavano i loro occhi all’annuale commemorazione dei 5 Martiri di Cascina Bellami mi sono rimaste dentro. Li conoscevo tutti e loro conoscevano me. Ora che non ci sono più, noi abbiamo il dovere di raccogliere il testimone e tramandarne il ricordo, perché la libertà dal nazifascismo, il sistema democratico che trae fondamento dalla Costituzione repubblicana di cui oggi tutti godiamo, nascono dal loro impegno e dai loro sacrifici».
Dalle sue origini, quindi, Milanesi ha maturato le sue convinzioni politiche. Dopo una prima esperienza nella giunta nella legislatura 1985/90, non ha però più partecipato alla politica attiva fino a cinque anni fa, quando è stato convinto dal presidente dell’Auser (vecchio amico di suo padre) a formare la lista “Ascoltare Bressana”, che ha poi portato all’elezione di Giorgio Fasani. Con lui, per 5 anni, Milanesi è stato vicesindaco e irreprensibile assessore al bilancio.
«Doveva essere un “prestito con diritto di riscatto” e successivo ritorno all’Auser – dice Milanesi - ma, visti i risultati che abbiamo ottenuto, si è trasformata in una “cessione”. Quello che non è cambiato è lo spirito del volontariato con cui io e la mia squadra porteremo avanti la gestione del Comune per altri cinque anni». —
Serena Simula
