

il ritratto
Born in the Usa. Da Chicago a Roma passando dagli anni da missionario in Perù
Robert Prevost
Ha una laurea in matematica oltre ad altre conferitegli honoris causa e parla l’inglese, lo spagnolo, il portoghese, il francese e l’italiano. Robert Francis Prevost, 267esimo Pontefice è nato il 14 settembre 1955 a Chicago, nell’Illinois. È il primo Papa statunitense, anche se succede a un Pontefice, Francesco, anch’egli proveniente dal continente americano. Nel 1977 entra a Saint Louis nel noviziato dell’Ordine di Sant’Agostino (Osa), nella provincia di Nostra Signora del Buon Consiglio di Chicago. Il 29 agosto 1981 pronuncia i voti solenni. All’età di 27 anni, viene inviato dai suoi superiori a Roma per studiare Diritto canonico alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum).
Prevost consegue la licenza nel 1984 e l’anno dopo viene mandato nella missione agostiniana di Chulucanas, a Piura, in Perù. Raggiunge poi la missione di Trujillo, sempre in Perù. Il 26 settembre 2015 è nominato da Francesco vescovo di Chiclayo. Il 30 gennaio 2023 il Papa lo chiama a Roma come prefetto del Dicastero per i Vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, promuovendolo arcivescovo. E nel Concistoro del 30 settembre dello stesso anno lo crea cardinale, assegnandogli la diaconia di Santa Monica. Prevost ne prende possesso il 28 gennaio 2024 e, come capo dicastero, partecipa agli ultimi viaggi apostolici di papa Francesco.
Durante l’ultimo ricovero di Papa Francesco al Policlinico Agostino Gemelli di Roma, presiede, il 3 marzo, in piazza San Pietro, il Rosario per la salute del Pontefice. Nel conclave iniziato il 7 maggio 2025 viene eletto Papa nel pomeriggio del giorno dopo, l’8 maggio, e sceglie il nome di Leone XIV. Per il primo saluto dalla loggia, a differenza del predecessore, riprende ad indossare l’abito corale con mozzetta rossa e la stola papale. Nel suo primo discorso pubblico come Papa, Leone XIV utilizza come filo conduttore un augurio incondizionato per una pace «disarmata e disarmante» nel mondo recitando la preghiera dell'Ave Maria prima di dare la sua prima benedizione Urbi et Orbi.
Spiega la scelta del nome di Leone XIV in questo modo: «Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il papa Leone XIII, con la storica enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro». Riguardo alle posizioni teologiche è fortemente contrario all’aborto in ogni circostanza, definendolo «il più grande distruttore della pace». Riguardo alle unioni omosessuali ribadisce che il matrimonio, per la Chiesa, resta solo l’unione stabile tra uomo e donna. Al tempo stesso però non revoca le benedizioni alle coppie omosessuali avviate sotto Francesco, purché non assomiglino a un rito di matrimonio. Sul fronte “geopolitico”, hanno fatto notizia gli attacchi che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e la sua amministrazione hanno rivolto al Pontefice.
Tra l’altro, per paradosso, nel corso dei decenni la politica d’oltre Tevere è sempre stata di non assegnare il soglio di Pietro a un cittadino statunitense, ritenendo sconveniente l’allineamento tra una super potenza mondiale e un potere forte come quello del capo della Chiesa cattolica. Ma da subito, Leone XIV ha rivolto appelli alla comunità internazionale per l’immediata cessazione dei conflitti. Lo scorso 11 aprile, in occasione di una veglia per la Pace, il Pontefice dice: «Basta con l’idolatria di se stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita.
San Giovanni XXIII, con semplicità evangelica, scrisse: “Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana”. E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra”». Parole che suonano come una condanna alle orecchie di chi ha deciso di riprendere il sentiero della guerra. Infatti il presidente Trump ha duramente attaccato il Papa definendolo debole, definendo la sua politica estera «pessima» e affermando paradossalmente di essere stato lui stesso a favorire l’elezione del Pontefice. Le tensioni si sono riaccese quando Trump ha accusato il Papa di essere permissivo sul nucleare iraniano e lo ha criticato per presunte ingerenze politiche interne. Papa Leone XIV ha replicato alle accuse invitando al dialogo, alla pace e affermando chiaramente di non temere l’amministrazione Trump. Il Papa ha ribadito le posizioni della Chiesa, centrando il proprio operato sulla riduzione della violenza globale. RIPRODUZIONE RISERVATA
