La tragedia

Bimba di 3 anni uccisa dalla madre a Tortona: cosa sappiamo finora

Sandro Barberis

Tra le ipotesi alla base dell’omicidio, i timori della donna di 30 anni per il possibile riavvicinamento dell’ex compagno alla bambina

TORTONA Victoria Timofeeva, 30 anni, temeva il riavvicinamento dell'ex compagno alla sua bambina, Alessandra Lucia. Per questo, nella notte tra giovedì e venerdì, ha colpito la bimba di tre anni con una coltellata, per poi costituirsi ai carabinieri. Il giorno dopo la tragedia, avvenuta in via Baluardo in una struttura di housing sociale, la donna è stata arrestata con l'accusa di omicidio. A Tortona il dolore si accompagna agli interrogativi sulla tragedia. Da una parte, gli avvocati del padre precisano che non esistevano provvedimenti che gli impedissero di incontrare la figlia: nel passato dell'uomo c'era stata una denuncia per maltrattamenti nei confronti dell'ex compagna (e non della bimba) ma nessun processo. Dall’altro lato della barricata la difesa della donna parla di «un dramma della solitudine e della disperazione, dovuta a un passato difficile». Due posizioni diverse, mentre restano da chiarire le circostanze che hanno preceduto il delitto. L'unica cosa certa è che qualche giorno fa il tribunale aveva prospettato un riavvicinamento tra il papà e la bambina, e la notizia deve aver sconvolto la donna nel profondo, tanto da compiere il più terribile dei gesti: mettere fine alla vita di quella bimba attorno a cui ruotava tutta la sua esistenza.

Il ricordo della città

«Era una bambina felice, cercava sempre i giocattoli, rideva, guardava in giro e si avvicinava agli altri. Era molto socievole». Così la ricorda chi la incontrava alla Mensa del giovane, accanto agli alloggi di via Baluardo, vicino alla chiesa di Santa Maria Canale. Sono ricordi fatti di gesti semplici, di sorrisi e momenti di gioco. «Quando andavo con la mamma, lei giocava con noi, con tutti. Entrava a prendere i giocattoli, la guardava e le sorrideva». Una scena che torna alla mente di chi frequentava abitualmente quegli spazi e vedeva la bambina muoversi tra le persone, curiosa e pronta ad avvicinarsi agli altri.«Aveva i capelli riccioli, biondi. Era una bellissima bambina», racconta uno dei frequentatori della mensa. Poi la voce si ferma davanti alla difficoltà di trovare parole per una morte così difficile da comprendere. «Una bambina piccolina, giovane, innocente. Non c'è nulla che posso dire. Che il Signore l'accolga in cielo e si prenda cura di lei». E ancora: «Era un angioletto». Accanto al dolore per la piccola, ci sono anche i ricordi della madre, che alcuni frequentatori descrivono come una persona riservata, poco incline a parlare con gli altri. «Non parlava con nessuno dentro la struttura», riferisce una delle persone che la incontravano. Qualche volta aveva provato ad avvicinarla, cercando di scambiare qualche parola.Oggi, nella palazzina di via Baluardo e nei luoghi frequentati ogni giorno da madre e figlia, quelle abitudini assumono un significato diverso. Resta il ricordo di una bambina che cercava i giochi, sorrideva e si avvicinava alle persone. «La vedevi che era felice», dice chi l'ha conosciuta. Poche parole, pronunciate con fatica, per ricordare una vita spezzata a soli tre anni.