Cronaca

Arresti eccellenti, una doccia gelata: era il 13 luglio 2010

Pavia si sveglia e scopre che non sarà più la stessa. All’alba, i carabinieri hanno fatto arresti, perquisizioni, sequestri

PAVIA. Il 13 luglio 2010 Pavia si sveglia e scopre che non sarà più la stessa. All’alba, i carabinieri hanno fatto arresti, perquisizioni, sequestri. E per la prima volta, al nome della tranquilla città dei re Longobardi, viene affiancato quel termine: ’ndrangheta. Non che fossero mancati i segnali. Le parole del procuratore antimafia Ferdinando Pomarici, prima. La scoperta che Francesco Pelle, il boss ndranghetista della strage di Duisburg e il casalese Giuseppe Setola si fossero fatti curare proprio dalla sanità di eccellenza pavese. Ma il colpo è comunque duro. L’indagine è durata tre anni, anche se non tutte le accuse vengono dimostrate. È il caso dell’avvocato pavese Pietro Trivi, indagato per voto di scambio e successivamente assolto con la formula più ampia. Ma nomi, cifre, circostanze relative ai protagonisti pavesi sono un fardello pesantissimo. L’attenzione mediatica si focalizza su Carlo Chiriaco. Autorevoli commentatori si chiedono come fosse stato possibile a una persona che aveva già avuto guai con la giustizia, arrivare ad occupare una poltrona così alta e potente, dalla quale si potevano gestire oltre 700 milioni di euro. Ma dalle carte escono anche nomi che nessuno aveva sentito prima. Nomi che non sono direttamente legati alla mafia. Nomi di imprenditori, di funzionari di banca, di un ex sindaco. E poi lo choc più forte di tutti: il pensiero che la ’ndrangheta potesse disporre di pacchetti di voti per condizionare le elezioni a proprio favore. Le regionali 2010, ma - si sospetta - anche le Comunali 2009. Oggi, cinque anni dopo, la Cassazione ha chiuso il cerchio dei processi. Il Comune, come parte civile, ha chiesto un risarcimento da 300mila euro. Ma nessuno può più dire: a Pavia la ’ndrangheta non esiste. (f.m.)