

La storia
All’Osteria della Darsena la ricetta digitale di Gesmundo «Sapori tradizionali, gestione AI»
Il titolare usa un software di intelligenza artificiale per automatizzare le procedure amministrative
PAVIA I piatti sono quelli della tradizione, ma l’organizzazione del locale ha il sapore del futuro. All’Osteria della Darsena, in piazza Giovanni Morosi 8, il titolare Federico Gesmundo, 36 anni, ha trovato la ricetta per tenere in vita il ristorante ereditato dai suoi genitori, contenendo le spese e ottimizzando gli sforzi: usa un software di intelligenza artificiale per automatizzare le procedure amministrative. «Invece di passare le giornate al telefono per prendere le prenotazioni, ora mi dedico alla cucina e ai clienti – dice Gesmundo – Alle pratiche burocratiche e gestionali ci pensa Claude Code Pro».
L’Osteria della Darsena si trova sotto il portico di Borgo Calvenzano, vicino al Naviglio. L’interno è arredato come una volta: stampe in bianco e nero sulle pareti, sedie in legno, mobiletti con le antine di vetro. L’ambiente è piccolo e accogliente, in tutto può ospitare tra i dodici e i diciotto coperti. Ad aprirlo, nel settembre 2001, è stato il padre di Federico Gesmundo. Dopo qualche anno, la gestione è passata alla madre, fino a due anni e mezzo fa, quando è subentrato il figlio. Che ora è l’unico dipendente del locale : «Sono tempi difficili per la ristorazione per via dell’aumento dei prezzi: al momento farei fatica ad assumere qualcuno». L’intelligenza artificiale gli è venuta in soccorso: «Ad agosto, quasi per gioco, ho scaricato Claude con un piano da 80 euro al mese – racconta –. La sera, dopo il servizio ho iniziato a provarlo, collegando la casella di posta e il numero di telefono su WhatsApp per rispondere a clienti e fornitori».
Risultato? «Fantastico: il sistema inoltra messaggi in maniera “umana” e mi evita l’incombenza di tenere nota di tutto. Io, ovviamente, faccio un controllo a posteriori sul suo lavoro». Giorno dopo giorno, Gesmundo ha delegato sempre più attività amministrative del locale al software, tra cui l’Haccp, cioè il sistema di prevenzione progettato per garantire la sicurezza igienica degli alimenti. Altri cambiamenti hanno riguardato la gestione delle fatture e i tempi di abbattimento in frigo dei cibi, pratiche che da qualche settimana vengono gestite automaticamente da Claude. E la salute mentale di Gesmundo ringrazia: «Sono tornato a vivere, sto meglio senza lo stress delle chiamate, degli ordini, delle prenotazioni, delle scadenze – dice – Quando arrivo in Osteria, cucino, servo in tavola, lavo i piatti, parlo con le persone. L’AI fa il resto, io mi limito a controllare quello che fa».
La digitalizzazione “conquista” anche il rapporto con i clienti. Gesmundo usa una piattaforma che permette di preparare un preventivo per le richieste di gruppo, selezionando le soluzioni più adatte ai bisogni alimentari di ciascuno e al budget disponibile. E i piatti forti? «Siamo da sempre specializzati in risotti – spiega il titolare dell’Osteria – Poi facciamo carne a lunga cottura, e abbiamo ricette a base di tartufo bianco e porcini». E ancora: «Ossobuco, salsiccia e Bonarda, brasati e bollito». Sapori della tradizione, la stessa che Gesmundo sta portando avanti raccogliendo il testimone del padre: «Il suo ricordo è sempre presente – dice – Penso che sarebbe contento di come sto gestendo il suo locale».
