

Simone Feder della Casa del Giovane ha incontrato il nuovo pontefice in occasione dell’udienza per la Giornata mondiale contro la droga
«A Papa Leone XIV ho parlato dei dimenticati di Rogoredo»
la storia
PAvia
«Al Papa ho parlato dei dimenticati di Rogoredo e ho chiesto di sostenere il lavoro della Casa del Giovane» è il racconto di Simone Feder, coordinatore dell’area giovani e dipendenze della Casa del Giovane, la comunità fondata da don Enzo Boschetti nel 1971 per assistere i giovani con problemi di dipendenze. Una realtà che ancora oggi siede a fianco delle persone con disagio per ribadire loro che nessuno è irrecuperabile. Feder ha fatto parte della delegazione che lo scorso giovedì ha incontrato Papa Leone XIV in occasione della giornata mondiale contro la droga: molte le comunità italiane che hanno partecipato all’udienza al cortile San Damaso del Palazzo Apostolico Vaticano. Per Feder, è stata la seconda volta che ha avuto l’occasione di incontrare un Papa: la prima volta fu qualche anno fa, con Papa Francesco. «È stata un’emozione raccontare al nuovo pontefice il lavoro dei nostri volontari e del team Rogoredo, dove ogni giorno cerchiamo di essere presenti per chi è stato dimenticato da tutti. Al termine del nostro colloquio, ho chiesto al Santo Padre di accompagnarci con la sua preghiera». Feder ha donato al pontefice una copia del suo libro Alice e le regole del bosco (edito da Mondadori) una storia di rinascita e speranza, ispirata al suo impegno per strappare i più giovani dalle spire della dipendenza e dal buio del bosco di Rogoredo, una delle più importanti piazze di spaccio della Lombardia. «Il bosco di Rogoredo è ancora un centro di spaccio, un richiamo per molti giovani anche dalla nostra provincia – aggiunge l’educatore – vista la facilità con cui lo si raggiunge in treno. Se ne parla da anni, continuiamo a ricevere telefonate di mamme disperate per i loro figli. È di questi giovani che ho voluto parlare al Papa. Ho voluto donargli un libro che parla di una storia di rinascita. Dobbiamo essere vicini ai nostri giovani e andare nei posti dove alberga la disperazione, per far capire che nessuno è irrecuperabile». La Casa del Giovane non si occupa soltanto di contrasto alla dipendenza ma accoglie anche minori con problemi familiari, madri sole con figli, persone con disagio psichico o senza dimora.Si.P
