

la rassegna letteraria
Nazzi racconta al Cagnoni le indagini sulla malavita milanese degli anni ’70
Lo scrittore e giornalista
del Post stasera al teatro
di Vigevano. «Vallanzasca,
Turatello ed Epaminonda boss
di una mala molto violenta»
VIGEVANO
La malavita di Milano, quella degli anni Settanta Ottanta. Quella di Renato Vallanzasca, Francis Turatello e Angelo Epaminonda. Ce la racconterà questa sera, alle ore 21, al Teatro Cagnoni (corso Vittorio Emanuele II), Stefano Nazzi, giornalista del Post e autore del podcast Indagini. D’altronde nel suo nuovo libro, “Canti di guerra”, Nazzi ricostruisce le storie di quei tre noti criminali di quegli anni. «Siamo negli anni 70 e 80 – spiega – parliamo di tre criminali, tre branditi, che agirono con le loro bande nello stesso periodo a Milano, e della loro ascesa. Parliamo quindi del mondo criminale, delle guerre e delle alleanze che si fecero. In quel periodo ci furono 150 omicidi l’anno. Tra i criminali però nacquero comunque delle amicizie, ma ci furono anche dei tradimenti. Ecco, io racconto tutta quella che ha condizionato molto Milano in quel periodo storico, perché quelli erano gli anni in cui la criminalità era molto attiva, molto violenta e molto presente».
I suoi post e i suoi libri sono molto letti e seguiti. Perché “la nera” piace così tanto?
«Forse perché qualcuno che ha vissuto quegli anni – risponde l’autore – vuole ricordarli, o li ha sentiti raccontare. O forse perché interessa conoscere com'era l'Italia di quarant'anni fa, di cinquant'anni fa. E un po’ perché le storie criminali hanno sempre suscitato una forte curiosità, questa non è una novità, è sempre stato un genere che ha sempre avuto una forte presa sul pubblico. Poi perché questi tre personaggi, diciamo soprattutto Vallanzasca, sono rimasti nella memoria collettiva».
La rassegna letteraria di quest’anno si intitola Maschere. Secondo lei, i criminali indossano una maschera?
«Non credo, questi tre, Vallanzasca, Turatello, Epaminonda, scelsero quella vita e la portarono avanti per sempre senza alcuna maschera. Quando si comportavano da criminali non indossavano una maschera. Invece nel loro atteggiamento pubblico, in tribunale, nei rapporti con la stampa, Vallanzasca, per esempio, diede moltissime interviste, lui era un narcisista, amava farsi vedere, amava essere al centro dell'attenzione, la maschera poteva far capolino. La maschera da romantico guerriero l'ha sempre avuta e l’ha voluta trasmettere: dopodiché era un criminale e questo non l'ha comunque mai nascosto».
Se potesse scegliere chi di loro tre intervistare, chi sceglierebbe?
«Mi piacerebbe poter intervistare Francis Turatello perché è stato forse il primo criminale che ha fatto del suo essere criminale proprio un'impresa. Lui riuscì a conquistare tutte le attività criminali di Milano, e poi della Lombardia, del Nord Italia. È stato forse il primo a gestire tutto questo come un'azienda, come un'impresa. Mi interessa perché su di lui ci sono molti punti che non sono mai stati chiariti: i suoi rapporti con i personaggi dei servizi segreti, anche della politica».
Con Stefano Nazzi, questa sera, dialogherà la giornalista Alessandra Tedesco. L’evento è gratuito ma è consigliabile prenotarsi su www.eventbrite.it. Seguite le interviste e i video sul sito della Provincia Pavese (stasera sarà possibile seguire la diretta dell’incontro con Stefano Nazzi sempre sul sito del nostro giornale).s.bo.
