

Rassegna letteraria
L’autrice di “Game of Gods” Hazel Riley al teatro Cagnoni di Vigevano
Appuntamento sabato 17 ottobre alle 18
Vigevano. Dall’esordio su Wattpad al successo su BookTok, fino alla Rassegna Letteraria Città di Vigevano. Hazel Riley, autrice di Game of Gods, sarà al Teatro Cagnoni oggi, sabato 17 ottobre, alle 18. L'incontro è a ingresso libero, ma va prenotato sul sito www.eventbrite.it/.
Riley, quando ha capito che quella nata come una passione poteva diventare il suo mestiere?
«È una cosa che, onestamente, non ho ancora capito bene. Mi fa sorridere quando qualcuno mi definisce “autrice” o dice che è il mio lavoro, perché nella mia testa è rimasta sempre e solo la mia passione, quello che preferisco fare al mondo fin da bambina. Per me è ancora difficile definirlo un lavoro, forse perché mi piace così tanto...».
In Game of Gods ha riportato la mitologia greca dentro una storia contemporanea. Che cosa trova di così moderno negli dèi e negli eroi dell’antica Grecia?
«Per quanto antichi e lontani, i miti greci ci raccontano storie attuali. Le divinità greche sono umane quanto noi, imperfette quanto gli esseri umani che popolano il mondo. La mitologia ci racconta il mondo e i rapporti umani in chiave “divina”, preservandone però l’oscurità e ricordandoci che neanche gli elementi magici ci rendono immuni dall’essere imperfetti».
Quanto c’è di lei nei suoi personaggi?
«Mi impongo sempre di non dare troppe cose mie ai personaggi, perché mi mette un po’ in imbarazzo essere vulnerabile, aprirmi troppo. Metto qualcosa di mio, ma è come se lasciassi la porta socchiusa, con un piccolo spiraglio in cui si può intuire cosa mi appartiene, senza scendere troppo nello specifico».
Il successo è arrivato prima online e poi in libreria. I social hanno cambiato il modo di scrivere e di costruire le storie?
«Assolutamente. I social, spesso criticati e demonizzati, sono diventati anche luoghi digitali di incontro. Non permettono solo una comunicazione più amichevole tra autore e lettore, ma anche fra i lettori stessi, che si trovano per parlarne, conoscersi e fare amicizia. Quando ero adolescente io, leggere era un’attività solitaria. Mi sarebbe piaciuto poter aprire i social e parlarne con qualcuno, anche lontano».
Il romance viene ancora considerato da alcuni un genere “minore”. Perché abbiamo ancora bisogno di difenderlo?
«Abbiamo bisogno di difendere il romance perché abbiamo anche bisogno di difendere l’amore dall’odio che infetta il mondo. Siamo circondati da così tanta violenza che siamo arrivati a definire le letture sull’amore “leggere”, “frivole”, “di poco spessore”. Mi chiedo quando abbiamo iniziato a pensare che scrivere, leggere e parlare d’amore sia qualcosa di frivolo e non importante. Ai ragazzi non dobbiamo solo insegnare a tradurre dal latino o trovare il valore di x. Dovremmo parlare loro anche d’amore e lasciarli liberi di parlarne, senza vergogna».
Da Game of Gods è in arrivo un adattamento cinematografico. Che effetto le fa?
«È una delle cose più assurde che possano capitare a un autore. Non credo di aver ancora preso piena coscienza di questo lato della mia vita: ci sono giorni in cui me ne dimentico e poi qualcuno nomina l’adattamento di GoG e mi rendo di nuovo conto che sta accadendo».
