l’intervista

La fatica di diventare grandi nel libro di Chiara Gamberale

Selvaggia Bovani

«Il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta è un momento ricco di domande e di emozioni: ci si ritrova come in una terra di mezzo»

Quanto è difficile abbandonare i panni dell’eterno adolescente per diventare un adulto a tutti gli effetti. È su questa dura transizione che si interroga il nuovo romanzo di Chiara Gamberale, ospite sabato sera della Rassegna Letteraria Città di Vigevano.

La protagonista si chiama Chiara,come l’autrice, la quale, appena diventata madre, va a vivere in un quartiere per famiglie, fedeli alle regole, cosa che lei ha sempre rifiutato. Va tutto normale. Niente di male, niente di bello. E’ in una palude che la paralizza, così a un certo punto decide di incontrare le persone del suo passato che aveva mitizzato durante l’adolescenza: compagni, conoscenti. Per capire come sono diventati grandi, come hanno fatto pace con i cambiamenti della vita.

«Il grande tema del salto tra l’adolescente che tutti siamo stati e l’adulto che siamo diventati è un tema sentito, che acquista delle sfumature che rendono ancora più complesso questo passo. È un momento della vita pieno di domande, di rimpianti, di emozioni: un vortice emotivo, un cui ha la sensazione di stare ferma, che ti paralizza. Da qui il presupposto di questo romanzo: la protagonista non a caso parla di salute, perché è paralizzata in questa “terra di mezzo”. E come ne esce? Di solito noi aspettiamo di stare bene prima di incontrare gli altri, lei, invece, prima incontra gli altri, e poi, grazie all'incontro con gli altri, riesce a fare chiarezza su di sé».

La protagonista incontra tante persone. Pensando al tema della rassegna, Maschere, c’è qualche personaggio che finge?
«Incontra tante persone del suo passato, persone che lei mitizzava quando era ragazzina. C'è chi è cambiato, c'è chi no, chi non cambierebbe niente e chi tutto. Poi ce ne sono due che mentono, uno sa di mentire, l’altro glielo dice proprio, “la mia vita è finta, vorrei un'altra vita, ma faccio questa vita qui perché ho paura”. L'altro è il più inquietante: era un rappresentante d'istituto, anarchico, ribelle, omosessuale. E lei se lo ritrova con la casetta perfetta, quattro cani, quattro figli, la moglie. E lui è proprio una delle persone che a me personalmente, a me Chiara Gamberale, fanno più paura perché vive nell'auto inganno. E lei di fronte a lui è come se ne accorgesse, perché non riesce più a fare domande dirette, mentre agli altri fa domande anche scomode e scostumate. Ecco, secondo me le persone che si mentono, mettono anche noi nella stessa condizione. E come un tacito accordo di dire e non chiedere».

Ha già in mente un nuovo romanzo? C’è qualche altro appunto sul taccuino?
«Sì, qualcosa ce l'ho – conclude la scrittrice - anche se per ora è ancora in una fase embrionale, l’idea è in divenire dentro di me. Però devo dire che per una volta nella vita sto provando anche a godermi quello che succede. Era una cosa che non sapevo fare prima che nascesse mia figlia. È una tale festa attorno a questo romanzo, che voglio stare nelle cose belle. Nonostante sia molto difficile, soprattutto in un paese come l'Italia, essere mamma single e lavoratrice. Faccio proprio gli equilibrismi. Per fortuna ci sono i nonni, però insomma noi siamo abituati».