il custode del verde

Il castagno, albero millenario caro alla regina di Aragona

paolo cauzzi

All’Orto Botanico di Pavia se ne possono osservare due rigogliosi esemplari

In passato, per i frutti e le farine, ha sfamato e salvato la gente di collina

Nel “Censimento degli alberi monumentali in Italia”, tra le migliaia di piante centenarie e millenarie considerate vere e proprie testimonianze storiche da tutelare è citato molte volte anche il castagno. Documenti storici citano: “Sotto le sue poderose chiome trovarono rifugio, durante un temporale, la regina Giovanna d’Aragona e tutto il suo seguito – riporta la ricerca – Erano di ritorno da una battuta di caccia sull’Etna, e poiché la pioggia non cessava, la regina ne approfittò per trascorrere la notte sotto le fronde del castagno, in dolce compagnia di un cavaliere”. L’albero in questione è quel castagno plurimillenario situato nel Parco dell'Etna, considerato tra gli alberi più imponenti d’Italia, che ha conservato nei secoli l’appellativo di “castagno dei cento cavalli”.

Perché il castagno (Castanea sativa Mill., appartenente alla famiglia delle Fagaceae) è un albero molto longevo, che può diventare secolare o millenario. Presente come specie autoctona un po' in tutta l'Italia, da nord a sud, il castagno europeo si può ammirare in due bellissimi esemplari anche all'Orto Botanico dell'Università di Pavia (SMA – Sistema Museale di Ateneo), nell'area dell'arboreto, al di là delle Serre Scopoliane.

In questo periodo le sue chiome, non ancora del tutto spoglie, sono cariche di ricci, che contengono il ben noto e popolare frutto che inizia a cadere a terra. Proprio come accade, per rimanere in zona, nei boschi delle colline del nostro Oltrepo pavese, che tra fine ottobre e novembre si popolano di escursionisti del fine settimana in cerca di castagne.

Caldarroste, farina di castagne per preparare dolci e marron glacé sono tra le prelibatezze che più rimandano alla pianta del castagno, ma forse non tutti sanno (specialmente i giovani), che c'è stato un tempo in cui il frutto del castagno era un vero e proprio alimento salvavita, laddove non c'era altro da mangiare.

A questo valore storico, si aggiunge, oggi, quello ornamentale di questa pianta: se si dispone di un giardino di discrete dimensioni o una casa in collina con un po' di terra (soffice, ricca di humus, come quella del bosco), infatti piantare un castagno può dare grandi soddisfazioni a fronte di pochissimo impegno. Una volta sviluppato, il castagno diventa del tutto autonomo, abituato com'è a procacciarsi da solo il giusto quantitativo di luce e di acqua che gli servono per vivere (in quanto specie mesofila richiede una buona ma non eccessiva quantità di acqua, ma in genere sono sufficienti le precipitazioni). Una volta soddisfatte queste condizioni, basterà aspettare che la pianta cominci a fare i frutti, e poi lasciarla crescere al suo stato naturale, ripulendo dai ricci che cadono ai suoi piedi, solo se intralciano il passaggio in giardino.

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