il direttore di capodimonte

Cinquecento anni della Battaglia di Pavia, da Napoli in arrivo i sette arazzi: ora sono negli Usa

carlo E. gariboldi

Eike Schmidt, già direttore degli Uffizi: «Sono opere straordinarie. Oggi sarebbero grandi produzioni cinematografiche»

Per otto anni lo storico dell’arte tedesco Eike Schmidt è stato il direttore degli Uffizi a Firenze. Ora dirige il museo napoletano di Capodimonte e ieri ha voluto raccontare personalmente l’importanza del prestito del museo partenopeo che consentirà di ammirare i grandi lavori delle tessiture fiamminghe - sono alti 4 metri e mezzo e lunghi più di 8 - da settembre a dicembre del prossimo anno al castello Visconteo di Pavia.

«Per la prima volta saranno mostrati tutti e sette - racconta Schmidt - e arriveranno a Pavia dopo un tour americano».

Lo storico dell’arte ha spiegato l’importanza storica e artistica di queste opere. «Capodimonte è l’unico museo al mondo a conservare questi arazzi pervenuti attraverso una serie di collezioni già nel Cinquecento. Raffigurano perfettamente la Battaglia di Pavia e furono eseguiti per l’imperatore Carlo V. Dopo alcuni decenni arrivarono (non si sa bene come, ndr.) a Napoli dove normalmente sono esposti. Bisogna considerare che la maggior parte degli arazzi vengono ritirati periodicamente perché sono sensibili alla luce. Da anni era previsto il tour negli Stati Uniti - attualmente in corso -. Dico questo per sottolineare non solo l’importanza degli arazzi, ma anche della Battaglia di Pavia nella storia europea e mondiale».

Battaglia di Pavia ricco programma per celebrare i cinquecento anni

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m. grazia Piccaluga

Schmidt fa notare come per la prima volta gli arazzi viaggiano tutti insieme: «Un solo arazzo era stato prestato a Pavia e fu un evento molto speciale. È ovvio che vogliamo impegnarci per un evento così importante come i 500 anni della Battaglia che coinvolse tutta l'Europa con la presenza di soldati francesi, tedeschi, spagnoli e di altre nazionalità».

Lo storico dell’arte ha voluto sottolineare l’origine degli arazzi: «Per Carlo V doveva sottolineare la sconfitta di Francesco I re di Francia. Un sovrano illuminato che convinse Leonardo da Vinci ad andare in Francia e a vendergli la Gioconda, peraltro a un prezzo molto buono. Ma per noi di Capodimonte questo prestito sottolinea le storiche relazioni tra Napoli e Pavia. Relazioni che erano pacifiche e legate al mondo accademico. Gioacchino Murat invitò a Napoli Alessandro Volta e il vostro Giovanni Antonio Scopoli, il Linneo dell’impero asburgico, che scrisse la sua grande opera sulla flora napoletana. Ma vorrei ricordare anche Vincenzo Cuoco grande patriota napoletano, che visse in esilio a Pavia, all’Università di Pavia, dove scrisse le sue memorie».