
Dritto e Rovescio
Le pari opportunità e il lavoro di ramazza
Lo scatto fotografico le coglie davanti al Broletto. I mezzi di nettezza stradale che utilizzano stanno alle loro spalle. A lato un cartello. Spiega la missione per la quale i pubblici amministratori della città le hanno precettate: "Il decoro a Pavia si veste di rosa".
Di rosa, per la verità, cartello a parte, nella fotografia non se ne vede. Le quattro operatrici ecologiche a cui l'Azienda dei Servizi Municipalizzati di Pavia ha deciso di affidare in esclusiva il centro della città, indossano infatti le regolamentari tute da lavoro giallo limone fosforescente, con annessi scarponi protettivi antisdrucciolo.
E' la divisa con le quali le si vede al lavoro, sin dalle prime ore della mattino di ogni giorno, festivi compresi. Senza un attimo di tregua fronteggiano un compito che, coi tempi che corrono, è tra i lavori più impegnativi e faticosi al servizio della comunità.
Ma chi governa la città, e amministra l'ASM, ha deciso di dare un segnale - elettorale? - forte. Focalizzato sulla parità tra uomini e donne. Così, in nome delle pari opportunità, ha deciso di affidare alle quattro operatrici quello che è già loro: la pulizia dei quattro quadranti del centro storico pavese.
Una scelta, si spiega, fatta in nome dell'emancipazione femminile. Assegnando loro quelle che un tempo erano "mansioni tradizionalmente maschili".
Incamminata verso il progresso Pavia gira trionfalmente pagina. Lo spiega un'esponente dell'Azienda Municipalizzata, peraltro candidata nelle liste di Fratelli d'Italia alle prossime elezioni regionali. Afferma che così si mettono, in modo tangibile, "le donne al centro della città". Come dubitarne? Ognuna, in questo quartetto, ci sta, al centro della città, con la sua bella ramazza in mano. Simbolo e misura di quanto cammino, a Pavia, facciano le pari opportunità.
Forse a questo riconoscimento dai piani alti avrebbero potuto aggiungere, per essere credibili, altro. Ad esempio un incremento degli organici, così da alleviare ritmi e carichi di lavoro non certo lievi. Magari anche un adeguato riconoscimento economico. E, perché no?, qualche concreta iniziativa di welfare, focalizzata sulla valorizzazione non solo simbolica della manodopera femminile. Tema che a Pavia e provincia interpella ogni ambito lavorativo.
Tanto che, sul decoro urbano che "a Pavia si veste di rosa", due cose sarebbero da rimarcare.
La prima concerne una scorante visione culturale che affida ancora, e in esclusiva!, i compiti del prendersi cura - sì, anche degli spazi pubblici, e del decoro della città - alle "sensibilità femminili".
Mentre occorre fare dell'accudimento un tema che interpella tutti. E, con urgenza, inciti a nuovi paradigmi di comportamento, soprattutto le vaste maggioranze maschili, non ancora consapevoli. Spingendo altresì le istituzioni e le comunità a radicali cambiamenti, a pratiche diffuse di "accudimento" coinvolgenti tutti nell'aver cura, custodire e vegliare su chi, e su quanto, ci sta attorno. Perché è unico e prezioso, fragile e irripetibile. Essenziale, sia negli spazi domestici sia in quelli pubblici, nel dare senso ad ogni nostra giornata. Ad ogni tempo della nostra vita.
La seconda osservazione riguarda il "gap" culturale e sociale della nostra comunità, rispetto a realtà a noi vicine, circa l'incremento, il mantenimento e la qualità dell'occupazione femminile. Siamo in ritardo: anche nella conciliazione, soprattutto al femminile, tra tempi di vita e di lavoro; nell'accesso e nell'abbattimento dei costi dei servizi di educazione e cura. Siamo fanalino di coda, in Lombardia, quanto a riconoscimento delle abilità professionali femminili e alla loro adeguata retribuzione.
Il decoro, non solo "rosa" ma di un'intera comunità, parte da qui. Non da spot da Italietta Anni Cinquanta.
