
Dritto e Rovescio
BIBLIOTECHE COMUNALI, UNA PRIORITA’ DIMENTICATA
Nella vita, si sa, a far paragoni non sempre ci si guadagna. Anzi, spesso, ci si infelicita. Come quando ci si sofferma su diversità e affinità tra i tanti destini che ci toccano in sorte.
Anche nel confronto fra realtà territoriali diverse è saggio procedere con discernimento. Evitando di scorarsi perché quello che abbiamo sotto gli occhi non riesce a stare al passo, o ad essere anche solo lontanamente paragonabile, a quanto - in località accanto a noi - stanno mettendo in piedi. Anzi, in vetrina.
Sono pensieri che rumino mentre sto entrando nella "Bonetta", la biblioteca comunale di Pavia, che da un quarto di secolo è in attesa di trovare una nuova casa. Traslocando in quell'edificio - splendido - dell'ex-monastero di Santa Chiara, in eterna ristrutturazione, che è una delle tante incompiute del capoluogo provinciale.
In attesa del trasferimento, la "Bonetta" sopravvive.
Esattamente come la cultura del Comune, affidata ad interim, dopo le dimissioni novembrine dell'assessore alla partita, al sindaco Fracassi. La "Bonetta", abituata ad essere la cenerentola in questa città universitaria dai molti saperi e dai tanti, forse troppi, sapienti, continua a cercare di servire con assai pochi mezzi, e con tutta la buona volontà di chi ci lavora, i fedelissimi che ancora la frequentano. E che, come me, si infilano nel suo androne che, nel tardo pomeriggio invernale, è pressoché buio.
Perché la lampada che dovrebbe illuminarlo è di quelle cimiteriali, più inclini a sottrarre luce anziché darne.
Il resto, salendo al piano superiore, è in tono con le premesse. Inutile dilungarsi: si volesse girare qui una scena per una fiction, ambientata in una biblioteca di provincia degli anni Cinquanta/Sessanta, il set - a parte alcuni computer - sarebbe perfetto. Un colpo d'occhio che regala una corsa, indietro nel tempo, capace quasi di commuovere e di dare nostalgie.
Peccato che, intanto, il mondo non sia stato fermo. Infatti, negli ultimi decenni, anche le biblioteche (tranne la "Bonetta", ovviamente, congelata nella fissità del suo incantesimo) si sono incamminate verso nuovi e indispensabili ruoli.
Per capirlo basta dare un'occhiata alla "Sormani", la biblioteca comunale di Milano. Certo, stiamo parlando della struttura di una grande città ma, fatti i debiti paragoni (da usare con le molle), quel che vi si scorge in azione rappresenta in pieno la funzione assegnata a quel presidio di cittadinanza che è la biblioteca pubblica. Servizio irrinunciabile e connotativo di civiltà in ogni località. Strumento prezioso nell'annodare e rafforzare i vincoli di comunità. Nel creare preparazione e partecipazione dei cittadini, di ogni età, di ogni esperienza e provenienza, alla vita sociale.
Si diceva della "Sormani". Qui, dal 9 gennaio di quest'anno, sono state aperte nuove grandi sale. Due, con ampie vetrate sul giardino, riservate ai più giovani: spazi dove questi possono stare, leggere, studiare, chiacchierare. Una per i più piccoli (spazio Kids e Baby, da 0 a 10 anni) e l'altra (spazio Teens) fino ai 18.
E se volete vedere poi l'offerta di letture, laboratori, incontri, formazioni professionali, che la Biblioteca Comunale ha in calendario per tutti, andate al sito della "Sormani". E scoraggiatevi, direbbe qualcuno. Invece no. Perché anche in località che non sono affatto metropolitane, sul nostro territorio, vi sono esempi virtuosi e lungimiranti di amministrazioni comunali che al ruolo della biblioteca comunale ci credono. Infatti, sono biblioteche - non farò qui l'elenco, ma descriverne le attività sarebbe molto illuminante - che si impegnano a svolgere il loro ruolo decisivo di supporto alla comunità. Un tema che dovrebbe essere prioritario e centrale, in questi tempi di confronto elettorale regionale. Non una questione dimenticata. O da gestire ad interim.
